Orizzonti culinari: lo Shirataki di Konjac

Categorie curiosità, diete e alimentazione, piatti etnici

Scritto da roberta il 15/09/2013

Orizzonti culinari: lo Shirataki di Konjac
Shirataki di Konjac: cosa si nasconde dietro questo nome misterioso?
Lo Shirataki di Konjac è un tipo di pasta, e fin qui tutto bene. Ma se vi dicessi che è una pasta priva di carboidrati, ci credereste?
Ma proseguiamo con ordine. Molto simile agli spaghetti cinesi, consigliato in numerose diete tra cui quella, celebre, del dottor Dukan, lo Shirataki di Konjac si può condire con qualsiasi tipo di sugo, abbinare a qualsiasi tipo di salsa. Sarete voi quindi a sbizzarrirvi a seconda dei vostri equilibri delle vostre esigenze culinarie.
Le caratteristiche fondamentali di questo particolare tipo di pasta sono essenzialmente tre. La prima è che un alimento insapore, quindi capace di assorbire completamente la gustosità del condimento scelto. La seconda è che è ricca di proteine, non ha glutine ed è priva di zuccheri. La terza, fondamentale, è che è completamente esente da calorie, quindi in teoria ingeribile in quantità industriali. Attenzione però, lo Shirataki di Konjac ha un potete saziante non indiffente, di conseguenza vi basterà una semplice porzione per sentirvi soddisfatti e assolutamente in forma.
Unico difetto, la scarsa reperibilità del prodotto. Dove acquistarlo quindi? Provate nei grandi supermercati o, in alternativa, su internet o presso i negozi specializzati in cibo giapponese.
Il prezzo per un pacco da 200 grammi Shirataki di Konjac oscilla tra i 3 e i 5 euro.
Nel paese del Sol Levante i noodles Shirataki (noodles perché vendono venduti intrecciati a mo’ di nodo) sono un’utentica istituzione, cucinati e consumati in ogni angolo della nazione (adesso avete capito perché da quelle parti l’obesità non è assolutamente un problema?).
Coltivato dai giapponesi da circa 2000 anni, il Konjac è la radice di una pianta molto simile alla barbabietola, l’Amorphophallus konjac. L’elemento cardine è una fibra vegetale chiamata glucomannano, che è in grado di assorbire fino a cento volte il suo peso in acqua.
Tra le sue proprietà benefiche, il glucomannano contribuisce a stabilizzare il livello del colesterolo e a combattere il diabete di tipo II, l’obesità e la stitichezza.
Morale della favola, se il consumo di calorie è la vostra ossesione dichiarata (a proposito, cliccando qui http://ricette-calorie.com/strumenti/ potete sempre consulatare la nostra lista di strumenti, spulciarvi le varie tabelle, calcolare il vostro IMC, sapere quante calorie avete consumato dopo 60 minuti di corsa…), scoprire e usufruire delle proprietà benefiche di questi sfiziosissimi noodles, potrebbe rivelarsi un vero e proprio miracolo di natura culinaria.
Shirataki di Konjac, segnatevi questo nome.

Shirataki di Konjac: cosa si nasconde dietro questo nome misterioso?137

Lo Shirataki di Konjac è un tipo di pasta, e fin qui tutto bene. Ma se vi dicessi che è una pasta priva di carboidrati, ci credereste?

Ma proseguiamo con ordine. Molto simile agli spaghetti cinesi, consigliato in numerose diete tra cui quella, celebre, del dottor Dukan, lo Shirataki di Konjac si può condire con qualsiasi tipo di sugo, abbinare a qualsiasi tipo di salsa. Sarete voi quindi a sbizzarrirvi a seconda dei vostri equilibri delle vostre esigenze culinarie.

Le caratteristiche fondamentali di questo particolare tipo di pasta sono essenzialmente tre. La prima è che un alimento insapore, quindi capace di assorbire completamente la gustosità del condimento scelto. La seconda è che è ricca di proteine, non ha glutine ed è priva di zuccheri. La terza, fondamentale, è che è completamente esente da calorie, quindi in teoria ingeribile in quantità industriali. Attenzione però, lo Shirataki di Konjac ha un potete saziante non indifferente, di conseguenza vi basterà una semplice porzione per sentirvi soddisfatti e assolutamente in forma.

Unico difetto, la scarsa reperibilità del prodotto. Dove acquistarlo quindi? Provate nei grandi supermercati o, in alternativa, su internet o presso i negozi specializzati in cibo giapponese.

Il prezzo per un pacco da 200 grammi Shirataki di Konjac oscilla tra i 3 e i 5 euro.

Nel paese del Sol Levante i noodles Shirataki (noodles perché vendono venduti intrecciati a mo’ di nodo) sono un’utentica istituzione, cucinati e consumati in ogni angolo della nazione (adesso avete capito perché da quelle parti l’obesità non è assolutamente un problema?).

Coltivato dai giapponesi da circa 2000 anni, il Konjac è la radice di una pianta molto simile alla barbabietola, l’Amorphophallus konjac. L’elemento cardine è una fibra vegetale chiamata glucomannano, che è in grado di assorbire fino a cento volte il suo peso in acqua.

Tra le sue proprietà benefiche, il glucomannano contribuisce a stabilizzare il livello del colesterolo e a combattere il diabete di tipo II, l’obesità e la stitichezza.

Morale della favola, se il consumo di calorie è la vostra ossessione dichiarata (a proposito, cliccando qui potete sempre consultare la nostra lista di strumenti, spulciarvi le varie tabelle, calcolare il vostro IMC, sapere quante calorie avete consumato dopo 60 minuti di corsa…), scoprire e usufruire delle proprietà benefiche di questi sfiziosissimi noodles, potrebbe rivelarsi un vero e proprio miracolo di natura culinaria.

Shirataki di Konjac, segnatevi questo nome.

Alla prossima

Roberta

 

Depuriamoci un po’…

Categorie carne, diete e alimentazione, feste, piatti etnici

Scritto da valentina il 06/04/2010

riso giapponeseLa feste pasquali sono ormai alle nostre spalle, e dopo le abbuffate di questi ultimi due giorni (dite la verità, quante uova di cioccolato avete mangiato?), sarà bene, per qualche pasto, tornare ad una routine se non davvero depurante, almeno più leggera.

Come sempre tentate di abbondare in verdura e frutta. Piuttosto che bere bibite gassate o zuccherate prediligete centrifugati di verdura: tra i più appetitosi vi è sicuramente quello di pomodoro e carota, l’ideale a mio parere, sia in periodo invernale che estivo, dove esprime al meglio le sue ottime caratteristiche.

E se per forza di cose dovete affrontare un ennesima cena, ma siete voi ad organizzarla, puntate su piatti freschi e delicati, a base di verdure e soia, al fine di eliminare tutte le scorie accumulate.

Un consiglio diretto? Provate gli involtini di pollo teriyaki, non ve ne pentirete!

 

Cucinare etnico…

Categorie curiosità, diete e alimentazione, piatti etnici

Scritto da Roberta il 22/02/2010

Ogni tanto, è bene uscire dalla monotonia della cucina mediterranea… senza esagerare però. Perchè se si abbandona la bontà della cucina italiana per abboffarsi di frittura e salse burrose dall’indubbia consistenza e provenienza, beh, lasciatevelo dire, meglio evitare colpi di testa.

La ricetta che voglio consigliarvi oggi, pur non essendo di stampo tipicamente mediterraneo, dovrebbe incontrare il favore di tutti, grazie all’utilizzo di ingredienti semplici e nutrienti.

Quindi non preoccupatevi, non sto per suggerirvi niente di astruso, ma un semplice ed ipocalorico pollo ai germogli di soia. Non fate smorfie al solo sentire il nome di questo particolare legume. E’ infatti uno dei più proteici e meno grassi in commercio. Il latte derivante dalla sua spremitura, il formaggio ricavato dal suo latte sono ottimi per le diete che mirano all’abbattimento del colesterolo e per quelle di stampo vegetariano-vegano.

I germogli di soia, se conditi con un filo di 0lio extravergine d’oliva corposo, e da qualche goccia di aceto balsamico, acquistano un sapore intenso ma al contempo naturale davvero in grado di catturare i palati più capricciosi.

Unico consiglio: a meno che non lo consumiate in coppia, data la presenza della cipolla, è bene evitare di consumarlo prima di un uscita galante…

 

Un Natale etnico: alla scoperta del cous cous

Categorie diete e alimentazione, feste, piatti etnici

Scritto da Roberta il 15/12/2009

Nonostante Natale sia quasi sempre sinonimo di tradizione, non sempre dedicarsi ad esperimenti dal sapore etnico rischia di rivelarsi un problema. Specialmente se si ha intenzione di stupire a tavola i propri ospiti. Ed al contempo contenere costi e calorie.

La semola che compone il cous cous infatti, aumentando di almeno 3 volte il suo volume una volta cotto, placa la fame molto velocemente ed ha il pregio incommensurabile di legare perfettamente con qualsiasi tipo di alimento.

Originario del Marocco, dove solitamente viene abbinato a carni di diverso genere, in particolare montone e agnello, qui nel nostro paese, è consumato essenzialmente con l’accompagnamento di verdure.

All’interno di un menù natalizio, il cous cous può figurare in due differenti ricette che presto vi illustreremo: il cous cous alla trapanese (dalla città nella quale questa ricetta si è evoluta dopo il dominio arabo, ndr) ed il cous cous dolce che, sempre nell’assolata sicilia è considerato una pietanza natalizia tradizionale.

 

Internet rivoluziona anche la cucina

Categorie curiosità, elettrodomestici, piatti etnici, ricette, ricette base, ricette con foto

Scritto da Lebkuchen il 27/08/2008

Non so se vi siete mai fermati a pensare un attimo com’era la cucina una volta e com’é oggi. Non solo come attrezzatura ma anche come risorse. Per esempio una volta le uniche risorse erano i genitori e i parenti che tramandavano di generazione in generazione le ricette e qualche libro. Oggi con Internet l’offerta é infinita. I blog son pieni di ricetti, poi ci sono i siti con le raccolte, i vari gruppi tipo Google o Yahoo e poi ci sono i forum come il Forum di Etta. Giá solo cosí uno ha la possibilitá di trovare almeno una decina di varianti delle ricette italiane piú famose. Ma non finisce qui! Quello che c’é per l’Italia si puó moltiplicare per il mondo intero e cosí é possibile sperimentare tutti ma proprio tutti i piatti di tutti i paesi del mondo. E se le ricette ci piace averle cartacee, ricordiamoci che tramite Amazon e FNAC é possibile avereil meglio del meglio dei libri francesi, tedeschi, svizzeri, austriaci e americani. Ma in fondo il sistema piú semplice per ritrovare il calore delle ricette di casa propria e condividerle con gli altri é frequentare un forum. Possiamo scrivere le nostre esperienze, chiarirci dubbi e avere nuove idee come ad esempio come riutilizzare il pollo avanzato e, perché no, fare nuove amicizie che poi possono anche trasformarsi in amicizie in carne e ossa. Insomma, io ogni giorno ringrazio Internet per tutte le comoditá che ci dá ma anche per l’apertura verso il mondo che ci offre. Una finestra davvero incredibile che fino a pochi anni fa era davvero impensabile. L’occasione é davvero da non perdere.

 

Un pizzico di estero

Categorie curiosità, diete e alimentazione, piatti etnici

Scritto da Lebkuchen il 07/08/2008

Siamo in periodo di vacanze e molti di voi saranno partiti. Se per caso siete fra quelli che invece sono a casa non c’é niente di meglio che partire con… la fantasia! Ormai su Internet si trova di tutto, tantissime ricette di tutti i tipi e di tutti i continenti. Ovviamente col caldo bisogna evitare ricette troppo pesanti ossia  con ingredienti fritti oppure con troppi grassi che l’organismo digerisce solo dopo molto tempo. Ma la cucina internazionale ha tutto. Cosí dalla colazione, passando dal pranzo e per concludere con la cena, non c’é che l’imbarazzo della scelta. Sul Forum di Etta ci sono un sacco di ricette internazionali. Io ho particolarmente apprezzato la ricetta dei Pancakes per la mattina e della Moussaka Bulgara per mezzogiorno o sera. I primi sono delle specie di frittelle tipiche americane che possono essere gustate con frutta, marmellata o col classico sciroppo d’acero. La Moussaka bulgara é una variazione di quella greca. Entrambe sono a base di melanzane e possono essere servite sia calde che fredde. Con questo caldo ovviamente meglio fredde. Ricordatevi di grigliare le melanzane e di non friggerle cosí che il piatto risulti piú leggero. E poi scegliete voi la migliore: greca o bulgara?

 

Spaghetti di riso cinesi

Categorie piatti etnici, ricette con foto

Scritto da viola il 19/03/2008

Ingredienti: una confezione di spaghetti di riso cinesi (3/4 porzioni) – due zucchine – tre carote medie – germogli di soia – 5 scalogni – un cucchiaio di zenzero grattugiato – salsa di soia – olio

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Procedimento: Tagliare lo scalogno a fettine e soffriggerlo in abbondante olio d’oliva. Quando sarà appassito aggiungere le carote tagliate a listarelle e successivamente le zucchine anch’esse tagliate a listarelle. Per ultimi aggiungere i germogli di soia che appassiranno in fretta. Cuocere a fiamma alta girando spesso. Evitate di fare appassire troppo le verdure che devono rimanere croccanti. Poco prima di spegnere aggiungete lo zenzero e quando avrete spento irrorate di salsa di soia. Fate raffreddare, coprite e lasciate riposare.

spaghi-cinesi-cottura_0003.jpg

A questo punto procedete con la preparazione degli spaghetti. Se acquistate i vermicelli di riso cinesi metteteli in acqua fredda per circa mezz’ora. Scolateli bene e accendete nuovamente la fiamma del condimento. Quando il sugo sarà sufficientemente caldo aggiungete gli spaghetti di riso e fateli cuocere a fiamma alta, girando spesso, per circa 7 minuti. Spegnete, fate raffreddare e coprite. Questo piatto migliora sensibilmente se agli spaghetti è lasciato il tempo di assorbire i sapori del condimento. Pertanto organizzatevi all’insegna della calma orientale e prendetevi tutto il tempo che vi serve. Il consiglio è di mangiarli almeno mezz’ora dopo avere ultimato la preparazione. Eventualmente riscaldateli senza timore. Possono solo migliorare..

spaghi-cinesi-ingtagliati_0024.jpg

 

Un tocco d’oriente: hummus e falafel (o felafel)

Categorie curiosità, piatti etnici, ricette

Scritto da Lebkuchen il 17/09/2007

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Italiani, radicati alla cucina di casa che difendono a denti stretti pasta e pizza.

Ma molti non disdegnano i sapori lontani e le cucine straniere. Ed ecco che prendono sempre più piede i ristoranti etnici, crescono come funghi locali cinesi, arabi, spagnoli, giapponesi. E l’italiano del sabato sera sostituisce la piadina o il panino con la salsiccia delle 4.30 con una pita ripiena di kebab o un ghiros.

Conoscere nuove culture e assaporare pietanze nuove non può certo far male.
E non potevo non dedicare qualche post alle ricette e ai piatti lontani dalla nostra tradizione, che stanno però diventando in casa nostra sempre meno sconosciuti.

Cominciamo quindi con due piatti d’origine mediorentale: i falafel (o felafel) e l’hummus (humus, o anche hommus) .

falafel.gifI Falafel non sono molto lontani dalle nostre care amate polpette di carne, almeno nell’aspetto

Solo che al posto della carne tritata, i felafel sono fatti di ceci (ma si usano anche le fave), insieme ad aglio, cipolla e coriandolo.

Possono quindi anche essere degli ottimi sostituti delle polpette di carne in una dieta vegetariana.

Ecco la ricetta dei falafel:

  • 350 g di ceci secchi
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 2 cucchiaini di cumino
  • 1 cucchiaino di coriandolo tritato
  • pepe
  • sale
  • olio

Prima cosa da fare: tenere i ceci in acqua per almeno una notte, per farli ammorbidire.

Quindi togliete la pelle e tritate in un mixer i ceci, l’aglio, la cipolla, il prezzemolo, il coriandolo, il cumino, il sale e il pepe, fino ad ottenere un composto fine ed omogeneo. Lasciate quindi riposare per circa 30 minuti.

Trascorso questo tempo, formate delle polpette con l’impasto precedentemente preparato, schiacciandole leggermente, quindi lasciate riposare i falafel per almeno un’ora in frigo.

Questo tempo serve a rendere i falafel compatti e fermi, per evitare che si rompano durante la cottura.

I falafel vanno fritti in una padella o in un wok con dell’olio di semi fino a che non saranno ben dorati.

hummus.gifPassiamo quindi all’hummus, che in arabo vuol dire letteralmente “ceci”.

L’hummus è un piatto largamente diffuso nell’area del medioriente, fino a paesi come Turchia e Grecia.

Viene preparato riducendo a crema i ceci e aggiungendo aglio, limone, olio, paprika, cumino e prezzemolo.Solitamente all’hummus viene aggiunto anche del tahineh, o tahina, o tahini, ovvero una pasta fatta con i semi di sesamo.

Per intero, ecco la ricetta dell’hummus:

  • 500 g di ceci
  • 1 spicchio d’aglio
  • il succo di due limoni
  • paprika e/o peperoncino
  • 2 cucchiai rasi di olio
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 mazzetto di prezzemolo

Bisogna frullare finemente i ceci, quindi aggiungere il resto degli ingredienti e frullare finchè il tutto si sarà ridotto ad una pasta omogenea e cremosa, aggiungendo se necessario dell’acqua. L’hummus può essere servito in ciotoline, decorato con prezzemolo tritato e paprika e accompagnato da crostini di pane.

Stasera provo a fare del pane pita (o pitta), ovvero il pane arabo che solitamente viene farcito con i felafel. Poi vi racconto com’è andata.

As-salam alaikum a tutti voi.

Etta

Link utili:
- valori nutrizionali cipolle