Un Natale etnico: alla scoperta del cous cous

Filed Under (diete e alimentazione, feste, piatti etnici) by valentina on 15-12-2009

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Nonostante Natale sia quasi sempre sinonimo di tradizione, non sempre dedicarsi ad esperimenti dal sapore etnico rischia di rivelarsi un problema. Specialmente se si ha intenzione di stupire a tavola i propri ospiti. Ed al contempo contenere costi e calorie.

La semola che compone il cous cous infatti, aumentando di almeno 3 volte il suo volume una volta cotto, placa la fame molto velocemente ed ha il pregio incommensurabile di legare perfettamente con qualsiasi tipo di alimento.

Originario del Marocco, dove solitamente viene abbinato a carni di diverso genere, in particolare montone e agnello, qui nel nostro paese, è consumato essenzialmente con l’accompagnamento di verdure.

All’interno di un menù natalizio, il cous cous può figurare in due differenti ricette che presto vi illustreremo: il cous cous alla trapanese (dalla città nella quale questa ricetta si è evoluta dopo il dominio arabo, ndr) ed il cous cous dolce che, sempre nell’assolata sicilia è considerato una pietanza natalizia tradizionale.

Suggerimenti per le fredde serate d’inverno

Filed Under (diete e alimentazione, feste, suggerimenti) by valentina on 15-12-2009

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Mai come quest’anno le temperature stagionali si sono rivelate pazzerelle, facendoci passare all’improvviso da temperature quasi primaverili inusuali per dicembre, ad un freddo che poco ha da inviadiare a quello siberiano.

Il nostro corpo sente la necessità di adeguare il proprio nutrimento alla temperatura esterna, ed in situazioni come queste è necessario  apportare modifiche sostanziali al cibo, avendo ad ogni modo cura di mantenere sotto controllo, specialmente in previsione delle abbuffate natalizie.

In casi come questi è espressamente consigliabile il consumo di minestre, facilmente adattabili come piatto unico, altamente digeribili e dal contenuto calorico controllato. Io consiglio vivamente la Minestra di Orzo: un piatto dal gusto semplice ma intenso in grado di essere apprezzata sia dai più grandi che dai più piccoli.

Ditemi, in alternativa, quali sono le minestre da voi più apprezzate?

Natale si avvicina… cosa preparare?

Filed Under (feste, pesce) by valentina on 10-12-2009

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Il natale si avvicina e con esso un carico di dolcezze e tenerezze dolciarie da fare invidia ad una pasticceria. E non solo. Quello natalizio è un periodo dove  si tende ad essere indulgenti un po’ di più con se stessi, prevedendo poi una drastica dieta depurante dopo capodanno.  Un comportamento non eccessivamente salutare, ma che ognuno di noi tende ad applicare ogni anno di questo periodo, sicuro che nel corso dei mesi non avrà altre occasioni per consumare piatti tipici della propria terra e lasciarsi andare a dolcezze indescrivibili nel gusto come il pandoro, o il panettone, contornato di mandorle e costellato di dolci canditi colorati.

Natale è forse il periodo nel quale il menù da portare in tavola viene pianificato in ogni sua caratterista, dalla eventuale digeribilità all’apporto calorico, senza per questo però lasciarsi andare alla consumazione di cibi insipidi e informi

Nel preparare il menù delle feste , per quanto mi riguarda tendo sempre a concentrami di più ed a  variegare le preparazioni del cenone della vigilia, nonostante, da tradizione esso sia sempre a base di pesce.  Un fattore questo sempre apprezzato dagli ospiti che ogni anno passano per casa, e che adorano gusti speziati ed al contempo molto freschi. Il pesce spada alla siciliana ha ottenuto sempre larghi consensi, motivo che mi ha spinto a riproporlo più volte all’interno dei miei menù. Come primo piatto, se dovessi consigliare una pietanza semplice, ma assolutamente vincente, non avrei dubbi, la scelta andrebbe sulle fettuccine al salmone, dal gusto semplice, ma corposo.

Dolci ritorni dalle vacanze

Filed Under (ricette, ricette con foto) by Lebkuchen on 21-08-2008

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Siete tornato dalle vacanze? Sí, bene, allora potete ricominciare la routine viziandovi con qualche dolce in modo che la ripresa non sia troppo traumatica. Non siete ancora tornati? Quando tornerete potete subito mettervi all’opera ;-) I dolci fatti in casa hanno molto meno grassi e zuccheri di quelli di pasticceria e di quelli industriali. Cosí, rinfrancatevi, potete mangiarli con meno scrupoli di coscienza. Che poi, a dire il vero, non sono solo i dolci che ingrassano, lo sapete vero? Perché anche le cose fritte o le cose piene d’olio sono deleterie per la linea. Cosí rischiate di prendere piú calorie con un piatto di pasto condito con un sugo troppo unto (ah, se ne vedo in giro di sughi che gronadno unto!) o due bastoncini di pesce… eh sí, perché gli alimenti quando son fritti, anche bene, un bel pó di olio lo assorbono. Bene. Son riuscito a farvi sentire in colpa per tutto quello che non é dolce? Chissá… ad ogni modo ora avete via libera per fare un salto nella Sezione Dolci dove troverete tante ricette interessanti. Delle ultime inserite, vi consiglio questa: Corn-Apple Cake. Non vi fate spaventare dal nome inglese, si tratta di frittelle di farina gialla e mele. Niente di super calorico, niente di pannoso e quindi poco conservabile, solo tanto gusto e naturalezza. E ora non potete proprio dire di no al dolcetto post vacanze, vero? :-D

Coloranti, conservanti e additivi vari

Filed Under (diete e alimentazione) by Lebkuchen on 24-07-2008

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Oggi vi parlo di un altro aspetto interessante della nostra alimentazione ossia della genuinitá e naturalezza dei cibi e delle materie prime. L’altro giorno ho avuto una conversazione con un signore che alla mia obiezione che un certo prodotto conteneva troppi additivi mi ha risposto “ma son tutti naturali”. Si, OK, certo meglio additivi di origine naturale che chimica ma perché aggiungere un colorante (benché naturale) per esempio a una panna o a uno yoghurt? Alla fine si finisce per avere degli alimenti perfetti ma che dell’originale, naturale non hanno piú niente. Inoltre secondo me, piú un prodotto é “paciugato” e piú c’é il rischio che si contamini con qualcosa che non va. Un caso a parte sono gli additivi che sono immessi a scopo di sicurezza come nel caso degli additivi contro il Botulino nei salumi e negli insaccati. In questo caso una giustificazione c’é ma avere uno yoghurt o un formaggino di un colore piuttosto che di un altro non credo ci cambi la vita! Per questi motivi raccomando sempre di leggere le etichette di tutti i cibi o materie prime. Puó sembrare una cosa noiosa e inutile ma vedrete che presto imparerete non solo a scegliere i cibi e gli ingredienti piú genuini ma anche quelli con minori calorie. E non dimenticate anche di calcolare quante calorie consumate nelle vostre attivitá: sará utile per confrontarle con le calorie ingerite di cui trovate sempre indicazione sulle etichette di cibi e materie prime.

Un dolce fatto in casa non é uguale a un dolce comprato

Filed Under (diete e alimentazione) by Lebkuchen on 31-05-2008

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Eccoci dopo un pó di tempo… ah quante cose da fare e la vita intanto scorre!! Oggi niente ricette ma mi piacerebbe spiegare perché quando diamo da mangiare ai nostri figli un dolce fatto in casa non é lo stesso che dar loro una merendina. Prima di tutto é una questione di qualitá. Nelle torte fatte in casa sappiamo cosa ci abbiamo messo dentro. Questo significa zucchero e non sciroppi, burro e non miscele di grassi magari idrogenati, niente coloranti o aromi artificiali, cioccolato di buona qualitá e non magari surrogato o cioccolato con basse percentuali di cacao. Anche la quantitá degli ingredienti é ben diversa. Se facciamo un confronto fra biscotti fatti in casa e biscotti comprati giá solo dal sapore possiamo sentire la differenza in quantitá e qualitá. Piú cioccolato, piú saporito e di migliore qualitá. Ma una delle differenze piú grandi é la quantitá di zucchero. Lo zucchero viene infatti usato per aumentare la durata del prodotto, mantenere la sofficitá e ovviamente sopperire a eventuali carenze negli ingredienti. Se la merendina é molto zuccherosa, probabilmente si fará poco caso che il profumo di vaniglia non si sente e che il cioccolato é in scaglie sottilissime. Ma oltre a questo si presenta un altro problema ossia la quantitá di calorie ingerite che aumenta notevolmente. Visti I tempi di obesitá dilagante in cui viviamo, non é un particolare da sottovalutare. Quello che mi piacerebbe fare nelle prossime settimane é dunque scrivere un pó a proposito della qualitá degli alimenti e di come possiamo mangiare con gusto, senza spendere tanto e senza perdere troppo tempo a cucinare. Nel frattempo provate a farvi un calcolo di quante calorie ingerite mangiando una fetta di QUESTA oppure QUESTA torta e paragonatele con dei biscotti industriali o una merendina. ;-)

Addio alle calorie?

Filed Under (curiosità, diete e alimentazione) by Lebkuchen on 21-09-2007

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Pare che l’Unione Europea ce l’abbia con le calorie.

In seguito a nuove direttive sulle etichette dei prodotti, sembra infatti che entro il 2009 l’annotazione delle calorie sui prodotti debba essere sostituita dal Joule.

Per chi non lo sapesse, 1 kcal = 4185,5 J, almeno per abituarsi all’idea..

La cosa buona è che dovranno conformarsi anche i prodotti che attirano il pubblico con i loghi ingannevoli o con i famosi “senza grassi”, “senza zuccheri” e “ricchi di fibre” vari.

Si rischiano multe salate se si decide di dare informazioni false sui propri prodotti. Il che mi sembra davvero un buon passo avanti. Almeno per noi.

Immagino già quali atroci sconvolgimenti ci saranno per tutti coloro che sono perennemente a dieta e dovranno allinearsi alle direttive europee.

Menomale, ho una scusa in più per non rimettermi a dieta.

Etta

Link utili (ancora per poco):

- calorie alimenti

Conoscere e combattere la muffa sul cibo

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 09-09-2007

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Fastidiosa, schifosina, antipatica e sempre dietro l’angolo…

Spesso ce la ritroviamo sugli alimenti ma ci piange il cuore a buttarli via, quindi ci tormentiamo chiedendoci se potremmo mangiarli lo stesso eliminando la parte andata a male.

Altre volte buttiamo via barattoli interi perchè ci fa troppo schifo quella cosa verdastra e l’idea di mangiare un alimento che è stato anche solo vicino alla muffa ci fa rabbrividire..

Ok..ma che diavolo è la muffa?

La muffa appartiene alla famiglia dei funghi e si riproduce tramite spore. In realtà la muffa, come la vediamo noi, nella sua forma di macchia filamentosa verde/blu, è una colonia di questi microrganismi pluricellulari.

In realtà alcune muffe sono anche utili all’uomo (vedi la Penicillina o le muffe commestibili usate per arrichire formaggi come il Gorgonzola), ma spesso possono essere causa di allergie e intossicazioni, a causa delle tossine che rilasciano nell’organismo e lo danneggiano.

Come comportarsi quindi con le muffe sugli alimenti? E’ sempre bene gettare tutto o a volte si può salvare qualcosa?

  • Il primo caso, forse tra i più comuni, è quello delle confetture e delle marmellate. In questo caso, lo zucchero impedisce alla muffa di rilasciare le tossine, ed è quindi possibile eliminare la parte con la muffa e consumare tutto il resto. Bisogna però fare attenzione alle confetture con pochi zuccheri: quelle vanno gettate sempre in presenza di muffa.
  • Altro caso altrettanto comune è quello che colpisce il pane. Solitamente, se la muffa è presente allo stato iniziale e solo in piccole macchioline, è possibile eliminare la parte rovinata (magari abbondando) e consumare il resto. Ma se non volete correre nessun rischio, se proprio vi fa schifo o se l’infestazione è più ampia, tagliate la testa al toro e buttate tutto. Prevenire è meglio che curare.
  • Diverso il discorso per quanto riguarda i formaggi. Abbiamo già detto (e visto) che molti formaggi vengono arricchiti da alcuni tipi di muffe commestibili e non pericolose. Impossibile quindi non citare il famoso Gorgonzola, dalle tipiche striature verde/blu e dal sapore forte e piccante, il Roquefort , caratterizzato da macchioline verdastre incavate nella pasta, o il Camembert, la cui crosta è ricoperta da un sottile strato di muffa bianca che ne impreziosisce il sapore. Ma se il formaggio che abbiamo comprato e conservato in frigo non è un tipico formaggio erborinato, la presenza di muffa sulla superficie non è una buona cosa. Se si tratta di un formaggio a pasta dura e la muffa non è a uno stadio molto avanzato, basta eliminare le parti contaminate e consumare il resto senza timori, poichè le tossine non sono riuscite ad arrivare al resto del formaggio, ma se si tratta di paste morbide, come ricotte, mozzarelle, creme di formaggio, fiocchi di latte o yogurt, è bene liberarsi di tutto il prodotto.
  • Più o meno lo stesso vale per frutta e verdura. Se ad essere colpito dalla muffa è stato un frutto o un ortaggio morbido e succoso, purtroppo è bene liberarsene. Ma una macchiolina di muffa o un buchino marcio sulla superficie di una pera può essere tagliato via senza rinunciare al resto del frutto.

In ogni caso, per evitare contaminazioni sgradite, cercate di tenere sempre bel pulito il frigo, i luoghi di conservazione del cibo (anche credenze e portapane) e i contenitori in cui avete trovato alimenti con della muffa. Attenti anche all’umidità eccessiva, alle temperature troppo elevate e coprite gli alimenti, perchè la muffa si riproduce per via aerea.

Etta

Link utili:

- Da Wikipedia: La muffa

- Valori nutrizionali del Gorgonzola

- Valori nutrizionali del Roquefort

- Valori nutrizionali dello Yogurt

- Valori nutrizionali della ricotta

- Valori nutrizionali della mozzarella

Come conservare i cibi

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 25-07-2007

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Il ritrovamento odierno di un barattolo di marmellata leggermente verdino mi ha dato lo spunto per vedere meglio quali sono i migliori tempi di conservazione dei cibi all’interno della dispensa.

Sto quasi pensando che questo blog va avanti grazie alle mie innumerevoli sfighe.

Bene, per quanto riguarda la dispensa, deve essere un luogo fresco e asciutto, con una temperatura intorno ai 10°. Perciò, se avete la possibilità di sceglierne la collocazione, sistematela su una parete rivolta verso nord o verso est, e usate gli armadietti collocati su termosifoni o spesso esposti al sole solo per riporre stoviglie e pentole, e non i cibi. Rivestite gli scaffali della dispensa con carta plastificata e lavabile, e pulite subito le macchie che si formano.

Tempi di conservazione in dispensa degli alimenti più comuni (eliminarli se fermentano, se si forma la muffa, rimuoverla e consumare il prodotto al più presto, se fatti in casa, conservare in frigo)

Sughi di carne: 1 anno

Salse: 6 mesi

Olio d’oliva: 18 mesi

Sottaceti:1 anno

Marmellate e conserve: 1 anno

Miele: 6 mesi

Aceto: 2 anni

Cioccolato a blocchi o tavolette: 1 mese

Coloranti: 1 anno

Palline argentate, confetti e altre decorazioni: 1 mese

Pesce, carne, frutta e succhi in scatola: 1 anno

Minestre: 1 anno

Latte condensato: 4/6 mesi

Cacao in polvere: 1 anno

Farina con lievito: 6 mesi

Farina bianca: 2/3 mesi

Farina integrale: 1 mese

Legumi secchi: 1 anno

Riso: 1 anno

Cereali per la colazione: 1 mese (chiudendo sempre la scatola)

Mandorle e noci: 1 mese

Sale: 6 mesi (se perfettamente asciutto si conserva più a lungo)

Zucchero: 1 anno (conservare prima nel pacchetto, finchè sigillato, poi in un contenitore ermetico)

E ho appena scoperto che la marmellata aveva subito quella strana trasformazione semplicemente perchè era scaduta nel 2006..

Devo essere stata vittima di qualche strano salto temporale..

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Etta

La cucina Macrobiotica

Filed Under (curiosità, diete e alimentazione, ricette) by Lebkuchen on 19-07-2007

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Sicuramente tutti ne abbiamo sentito parlare almeno una volta, soprattutto negli ultimi tempi.

Dal canto mio, ho sempre pensato e sostenuto che fosse una moda, uno stile di vita, “mangio macrobiotico”, perchè è figo, e se lo dico con la R moscia fa ancora più effetto. Vuoi mettere?

Io Mangio MacVobiotico.”

Che classe.

Poi la mia città adottiva (Urbino), mi ha dato modo di conoscere un po’ meglio questo mondo macrobiotico, anche se in realtà non ho mai avuto il coraggio di andare a mangiare a quel famoso “Punto Macrobiotico” che ormai sta conquistando l’Italia quasi peggio dei negozi di abbigliamento cinesi.

In ogni caso, mi sono dovuta ricredere..c’è chi ci crede davvero in questo macrobiotico. Certo, a vederli fanno un pò senso per quanto sono pallidi e smagriti (non tutti, ovviamente, credo siano quelli più infervorati e con un metabolismo più vorace), ma ho pensato che se è diventato uno stile di vita più che una semplice dieta, qualcosa di semifilosofico ci dev’essere dietro..

Quindi, che cos’è la cucina macrobiotica?

Il termine macrobiotico deriva dalle parole greche makros (lungo, grande) e bios (vita): lunga vita, vivere una grande vita, vita piena.

La cultura alimentare macrobiotica si basa su una antica filosofia orientale (di quasi 5000 anni) , che considera l’intero universo, e le sue creature, governato dall’equilibrio di opposti contrari e complementari, i famosi Yin e Yang. Ogni alimento, secondo la filosofia macrobiotica, appartiene a una di queste due forze, e di conseguenza, il cibo diventa per l’uomo il mezzo fondamentale per l’equilibrio tra la mente e il corpo.

einf5a.gifYin e Yang

Gli alimenti Yin sono quelli caratterizzati da un sapore forte, molto dolci, piccanti, saporiti, amari o acidi, mentre gli alimenti Yang quelli più delicati, salati, dal sapore poco forte.

I cibi più bilanciati sono però i cereali, i legumi, la verdura (non tutta), le alghe, i grassi che derivano dai semi.

L’accostamento dei cibi, la cottura, le modalità di preparazione sono quasi dei “rituali” da seguire, con regole precise e importantissime.

Ad esempio:

  • il pane deve lievitare naturalmente senza lieviti chimici;
  • le verdure devono essere tagliate e cotte in poco olio e acqua;
  • d’inverno bisogna consumare cibi Yang, e viceversa;
  • frutta e verdure vanno consumate con la buccia, e pulite utilizzando una particolare spazzola;
  • i condimenti devono essere tutti naturali;
  • sono banditi i prodotti industriali, chimici e raffinati industrialmente;
  • le alghe devono essere lavate bene in acqua fredda e fatte ammorbidire in ammollo;
  • bisogna evitare l’utilizzo di pentolame e accessori in alluminio perchè contaminerebbero gli alimenti, preferendo invece terracotta, acciaio inossidabile e legno;
  • preferire alimenti biologici, sani e di stagione, eliminando verdure congelate e frutta esotica;
  • evitare l’utilizzo di spezie , scegliendo solo sale marino naturale;
  • eliminare latte e derivati (è ammesso quello di soia), verdura che altera l’acidità dello stomaco;
  • ridurre il consumo di carne, preferendo il pesce.

Ovviamente questi sono solo alcuni, visto che non ho seguito un corso veloce nè comprato alcun libro..

A livello nutrizionale, non credo sia una dieta molto sana, visto che si eliminano molti nutrienti ed è molto simile ad altre diete vegane. Ma in quanto alla perdita di peso, non c’è alcun dubbio, visto che i pasti macrobiotici apportano molte meno calorie di quelli normali.

Ma il macrobiotico non è una dieta dimagrante, e non si può diventare macrobiotici per arrivare in forma alla prova costume. E’ uno stile di vita. Che poi uno ci creda o no, o lo faccia davvero solo per seguire la moda, non è affar nostro.

Sicuramente però, credo che sia stato merito del macrobiotico il diffondersi di alimenti prima totalmente sconosciuti, e forse anche un pochino schifati, come il tofu, le gallette di riso, le alghe, con tutte le ricette che ne conseguono.

A proposito, ecco una bella ricetta macrobiotica. Nei prossimi giorni ve ne posterò altre:

Crema di lenticchie

- 200 gr di lenticchie
- 2 carote
- 2 cipolle
- 1 gambo di sedano
- 2 cucchiai di olio di semi di sesamo
- 1 cucchiaio di tamari
- sale marino

Tenere le lenticchie a bagno per circa 9 ore.
Lavare e tagliare la carota e il sedano a pezzetti piccoli e unirli alle lenticchie. Intanto, in una casseruolla, far rosolare la cipolla tagliata con dell’olio di semi di sesamo.
Aggiungere quindi le lenticchie e le verdure insieme all’acqua di bagno, salare e cuocere a fuoco medio e con il coperchio per almeno un’ora.
Quando la zuppa è pronta, passarla con un passaverdure, condire con del tamari e servire con delle fette di pane integrale tostato.

Bene. Per il momento il viaggio all’interno del macrobiotico finisce qui.

Ma vi lascio con il sorridente faccione del pionere del Macrobiotico, tale Georges Ohsawa, la cui foto sembra padroneggi sulle pareti dei punti macrobiotici in giro per il mondo.

Bho, a me sembra simpatico, tutto felice..

ohsawa.GIF

Siete sicuri che sto tizio mangiava Macrobiotico?

Etta

P.S: Mi farebbe molto piacere se qualcuno dedito al macrobiotico che si trovasse a passare di qui lasciasse un proprio parere..anche un “vaffa”, tanto ormai la cassazione ha detto che non è un’offesa :P