Un dolce fatto in casa non é uguale a un dolce comprato

Filed Under (diete e alimentazione) by Lebkuchen on 31-05-2008

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Eccoci dopo un pó di tempo… ah quante cose da fare e la vita intanto scorre!! Oggi niente ricette ma mi piacerebbe spiegare perché quando diamo da mangiare ai nostri figli un dolce fatto in casa non é lo stesso che dar loro una merendina. Prima di tutto é una questione di qualitá. Nelle torte fatte in casa sappiamo cosa ci abbiamo messo dentro. Questo significa zucchero e non sciroppi, burro e non miscele di grassi magari idrogenati, niente coloranti o aromi artificiali, cioccolato di buona qualitá e non magari surrogato o cioccolato con basse percentuali di cacao. Anche la quantitá degli ingredienti é ben diversa. Se facciamo un confronto fra biscotti fatti in casa e biscotti comprati giá solo dal sapore possiamo sentire la differenza in quantitá e qualitá. Piú cioccolato, piú saporito e di migliore qualitá. Ma una delle differenze piú grandi é la quantitá di zucchero. Lo zucchero viene infatti usato per aumentare la durata del prodotto, mantenere la sofficitá e ovviamente sopperire a eventuali carenze negli ingredienti. Se la merendina é molto zuccherosa, probabilmente si fará poco caso che il profumo di vaniglia non si sente e che il cioccolato é in scaglie sottilissime. Ma oltre a questo si presenta un altro problema ossia la quantitá di calorie ingerite che aumenta notevolmente. Visti I tempi di obesitá dilagante in cui viviamo, non é un particolare da sottovalutare. Quello che mi piacerebbe fare nelle prossime settimane é dunque scrivere un pó a proposito della qualitá degli alimenti e di come possiamo mangiare con gusto, senza spendere tanto e senza perdere troppo tempo a cucinare. Nel frattempo provate a farvi un calcolo di quante calorie ingerite mangiando una fetta di QUESTA oppure QUESTA torta e paragonatele con dei biscotti industriali o una merendina. ;-)

Pesto di pomodorini

Filed Under (ricette con foto) by viola on 14-03-2008

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Ingredienti: 250 g di pomodorini secchi di Pachino – 50 g di parmigiano o pecorino – aglio 2/3 spicchi- prezzemolo o basilico – olio extravergine d’oliva

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Procedimento: prima di procedere è d’uopo una precisazione: la scelta del pomodorino è fondamentale. Cercate di procurarvi il pomodoro secco di Pachino (vanta una lunga tradizione e ve ne accorgerete). Detto questo, procediamo. Mettete i pomodorini in acqua per farli rinvenire. Sono sufficienti pochi minuti. Quindi asciugateli e tritateli con la mezzaluna o con un robot da cucina. Analogamente procedete con il parmigiano, l’aglio e il prezzemolo. Vi consiglio di tritarli separatamente e solo quando avrete completato lo sminuzzamento incorporate tutti gli ingredienti

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Irrorate con abbondante olio extravergine d’oliva, mettete in un barattolo di vetro, coprite d’olio e conservate in frigorifero. E’ molto interessante la variante estiva, dove sostituirete il parmigiano con il pecorino e il prezzemolo con il basilico. Per il resto tutto rimane invariato. Quando utilizzerete il pesto per condire la pasta procedete così: calcolate un cucchiaio di pesto a persona, mettete la quantità di pesto occorrente in una spaghettiera e aggiungete mezza tazza di acqua di cottura della pasta. Il pesto si gonfierà un pò e guadagnerà la giusta consistenza per meglio aderire alla pasta.

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E’ nato! E’ nato! Il forum di ricette – calorie!

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 01-10-2007

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Dopo il sito, il contacalorie e il blog, potevo fare a meno di aprire un forum?

EEEEEEEH no!

(ovviamente non potevano mancare le ciliegine..)

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Quindi, ecco qui il nuovo forum di ricette-calorie in tutto il suo splendore, per chiacchierare, per discutere di diete, alimentazione e cucina, per mandare le foto delle vostre ricette, commentare quelle degli altri utenti (o quelle del sito) o per mandarmi offese :D

C’è anche un simpatico strumento per pubblicare le vostre personali schede conta calorie del sito..

Non avete ancora fatto le schede personali?

Sacrilegio!!

Correte ai ripari, iscrivetevi e cominciate a utilizzare gli strumenti per gli utenti di ricette-calorie.

Poi passate dal forum e lasciatemi un salutino, o un’offesa, se proprio ci tenete..

Etta

Un tocco d’oriente: hummus e falafel (o felafel)

Filed Under (curiosità, piatti etnici, ricette) by Lebkuchen on 17-09-2007

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Italiani, radicati alla cucina di casa che difendono a denti stretti pasta e pizza.

Ma molti non disdegnano i sapori lontani e le cucine straniere. Ed ecco che prendono sempre più piede i ristoranti etnici, crescono come funghi locali cinesi, arabi, spagnoli, giapponesi. E l’italiano del sabato sera sostituisce la piadina o il panino con la salsiccia delle 4.30 con una pita ripiena di kebab o un ghiros.

Conoscere nuove culture e assaporare pietanze nuove non può certo far male.
E non potevo non dedicare qualche post alle ricette e ai piatti lontani dalla nostra tradizione, che stanno però diventando in casa nostra sempre meno sconosciuti.

Cominciamo quindi con due piatti d’origine mediorentale: i falafel (o felafel) e l’hummus (humus, o anche hommus) .

falafel.gifI Falafel non sono molto lontani dalle nostre care amate polpette di carne, almeno nell’aspetto

Solo che al posto della carne tritata, i felafel sono fatti di ceci (ma si usano anche le fave), insieme ad aglio, cipolla e coriandolo.

Possono quindi anche essere degli ottimi sostituti delle polpette di carne in una dieta vegetariana.

Ecco la ricetta dei falafel:

  • 350 g di ceci secchi
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 2 cucchiaini di cumino
  • 1 cucchiaino di coriandolo tritato
  • pepe
  • sale
  • olio

Prima cosa da fare: tenere i ceci in acqua per almeno una notte, per farli ammorbidire.

Quindi togliete la pelle e tritate in un mixer i ceci, l’aglio, la cipolla, il prezzemolo, il coriandolo, il cumino, il sale e il pepe, fino ad ottenere un composto fine ed omogeneo. Lasciate quindi riposare per circa 30 minuti.

Trascorso questo tempo, formate delle polpette con l’impasto precedentemente preparato, schiacciandole leggermente, quindi lasciate riposare i falafel per almeno un’ora in frigo.

Questo tempo serve a rendere i falafel compatti e fermi, per evitare che si rompano durante la cottura.

I falafel vanno fritti in una padella o in un wok con dell’olio di semi fino a che non saranno ben dorati.

hummus.gifPassiamo quindi all’hummus, che in arabo vuol dire letteralmente “ceci”.

L’hummus è un piatto largamente diffuso nell’area del medioriente, fino a paesi come Turchia e Grecia.

Viene preparato riducendo a crema i ceci e aggiungendo aglio, limone, olio, paprika, cumino e prezzemolo.Solitamente all’hummus viene aggiunto anche del tahineh, o tahina, o tahini, ovvero una pasta fatta con i semi di sesamo.

Per intero, ecco la ricetta dell’hummus:

  • 500 g di ceci
  • 1 spicchio d’aglio
  • il succo di due limoni
  • paprika e/o peperoncino
  • 2 cucchiai rasi di olio
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 mazzetto di prezzemolo

Bisogna frullare finemente i ceci, quindi aggiungere il resto degli ingredienti e frullare finchè il tutto si sarà ridotto ad una pasta omogenea e cremosa, aggiungendo se necessario dell’acqua. L’hummus può essere servito in ciotoline, decorato con prezzemolo tritato e paprika e accompagnato da crostini di pane.

Stasera provo a fare del pane pita (o pitta), ovvero il pane arabo che solitamente viene farcito con i felafel. Poi vi racconto com’è andata.

As-salam alaikum a tutti voi.

Etta

Link utili:
- valori nutrizionali cipolle

Piccola guida alle spezie e alle erbe aromatiche

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 05-09-2007

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Dopo il piccolo manuale dei formaggi in due puntate, ecco che continua il filone della saggistica sui prodotti culinari.

Questa è la volta delle spezie, che in cucina sono sempre utili e preziosissime.

DI alcune magari avrete sentito parlarne, ma non le avete mai viste o assaggiate.

Ecco quindi un’occasione per conoscerne qualcuna in più e scoprire caratteristiche ed utilizzi nuovi anche delle spezie più comuni.

 

Immagine Nome Caratteristiche Uso

giamaicapepper.gif

Pepe di giamaica Bacche scure intere, grosse come grani di pepe o macinate. Il sapore è un misto tra chiodi di garofano, cannella e noce moscata. A spicchi interi nei piatti di carne o pesce. Macinato nelle conserve e in alcuni dolci e budini.
anice.gif Anice Semi interi o macinati. Ha aroma e sapore forti. Sempre moderatamente nelle insalate e in qualche piatto di verdura, e in certi dolci e biscotti.

basilico.gif

Basilico Fresco e secco, in foglie o macinato. Ha sapore pungente e aroma dolce. Crudo o cotto in piatti al pomodoro e nei sughi; in insalate, in piatti di carne o agnello, con gli asparagi, fagioli e broccoli.
alloro.gif Alloro Foglie fresche o secche, intere o macinate. Ha sapore forte (soprattutto se le foglie intere vengono spezzettate). In piatti di carne e pollame,soprattutto in arrosti o stufati. In piatti di verdure e pesci, in conserve e ripieni di pollame e carni.
cardamomo.gif Cardamomo Frutto capsulare intero o macinato; oppure soltanto semi del frutto, interi o macinati. Ha sapore e aroma simili allo zenzero. Nella preparazione di sottaceti, nei curry, in piatti di manco e maiale, in torte, dolci o biscotti.
sedano.gif Semi di sedano Semi interi o macinati, con un sapore amarognolo di sedano fresco. In piatti di carne, uova e pesce. In salse per barbecue, nei sottaceti, in minestre e insalate.
cerfoglio.gif Cerfoglio Foglie, fresche o secche, simili al prezzemolo, ma con sapore più sottile e dolciastro, simile al dragoncello. In piatti a base di uova, formaggio, pollo, verdure, in minestre, insalate, salse di carne e stufati.
chili-copia.gif Chili in polvere Mistura di spezie con il chili come ingrediente principale. In piatti di carne, soprattutto nella cucina spagnola e messicana; nel curry, nei sottaceti, in salse per il barbecue e per cocktails, in insalate e piatti a base di frutti di mare.
cipollina-copia.gif Erba cipollina Appartiene alla famiglia delle cipolle, con foglie verdi, lunghe e appuntite, usate fresche o secche e tritate. Per dare un sapore delicato di cipolla: in piatti a base di uova, formaggi, pesce e pollame. Con verdure e come guarnizione per insalate, minestre e verdure cotte.
garofano.gif Chiodi di garofano Germogli essiccati al sole, interi o macinati, con aroma pungente. Interi, per aromatizzare arrosti o insaccati, punch, vin brulè, conserve e crostate di mele. Macinati, in conserve, dolci e biscotti.
cannella-copia.gif Cannella Sottili bastoncini di scorza essiccata di colore rosso-bruno, interi o in polvere, con aroma dolce e pungente. In bastoncini nelle conserve e nel vin brulè. In polvere, in torte, budini al latte e crostate di frutta, soprattutto con mele e in creme.
coriandolo-copia.gif Coriandolo Semi interi o in polvere. Ricorda il tipico sapore e il profumo della buccia d’arancia. Intero, nei sottaceti. In polvere, in minestre, nel curry, nelle crostate e in qualche piatto di carne.
cumino.gif Cumino Semi interi o in polvere, con sapore forte e leggermente amaro. In piatti di carne e di riso delle cucina messicana e spagnola. In piatti di formaggio e di pesce, ingrediente essenziale del curry in polvere.
curry-copia.gif Curry in polvere Mistura di molte spezie con sapore caratteristico, più o meno piccante. In piatte di carne, pollame, frutti di mare, uova e formaggio; in minestre, salse e instalate.
aneto-copia.gif Aneto Foglie fresche o secche con sapore delicato. I semi hanno sapore pungente e leggermente amaro. Le foglie, in insalate, piatti di pesce e frutti di mare. I semi nei sottaceti, in piatti al formaggio, insalate e coktail.
semidifinocchio-copia.gif Semi di finocchio Semi interi o in polvere, con sapore dolce, simile all’anice. Nei pesci bolliti, in piatti di carne, in salse e dolci.
zenzero-copia.gif Zenzero Rizoma fresco o secco oppure secco e macinato, con sapore pungente. Intero, nei curry, nei sottaceti e nelle salse. Macinato, nei curry, nelle conserve, in alcuni biscotti e torte.
macis.gif Macis Arillo essiccato del seme della noce moscata, intero o in polvere, con sapore e aroma affini alla noce moscata ma più delicati. Intero, in sottaceti e conserve. In polvere, nelle salse, nei piatti al formaggio, in quelli di carne o pesce.
maggiorana-copia.gif Maggiorana Foglie fresche, secche o macinate. Affine all’origano e fortemente aromatizzato. In piatti di carne, pollame, pesce, uova e formaggio, in verdure e insalate.
menta.gif Menta Foglie fresce o secche, con aroma intenso, dolce e rinfrescante. In insalate e verdure, in salse da servire con agnello o maiale arrosto, per guardine bevande e coktail.
semidisenape-copia.gif Semi di senape Piccoli semi giallo bruni, interi o in polvere.
I semi bruni hanno un odore intenso, irritante, quelli gialli ne sono privi. Entrambi, inumiditi, sono piccanti.
Per la salsa di senape, in piatti di carne, in sottaceti, nei condimenti di insalate, canapè, curry e salse.
nocemoscata-copia.gif Noce moscata Grande seme ovoide, intero o in polvere, con intenso gradevole aroma. Nelle minestre, nei piatti di carne, verdure, formaggio. Arricchisce paste all’uovo, dolci, creme e budini.
origano.gif Origano Foglie secche o macinate, con sapore e aroma affini alla maggiorana ma più forti. Nel condimento di insalate, pomodori, pizze, in piatti di pesce, carne, uova, verdure cotte.
paprika.gif Paprika Polvere ottenuta dalla triturazione di peperoncini di diverse qualità con sapore più o meno piccante. In piatti di carne, pollame, formaggio, in salse, condimenti, antipasti. Come guarnizione per minestre, uova, insalate.
prezzemolo.gif Prezzemolo Rametti con foglie fresche, oppure foglie secche sbriciolate. Ha aroma delicato. In una infinità di piatti per guarnire ed insaporire, specialmente il pesce.
pepe.gif Pepe Semi interi o macinati di tre diverse qualità: bianco, nero e verde. Il pepe bianco è più delicato. Nei piatti principali, in salse, condimenti, insalate, antipasti, carne.
peperoncini.gif Peperoncini rossi Interi, freschi o secchi, oppure macinati, con sapore più o meno piccante. Il più forte è quello di Cayenna. Interi, nei sottaceti e nei piatti messicani. Secco o macinato in sughi, carni e pesce. Si adopera in quantità moderata.
papavero-copia.gif Papavero Piccoli semi di colore blu grigio. L’aroma delicato, dolce, ricorda quello della noce. Per insalate, uova, dolci, biscotti e come guarnizioni di alcuni tipi di pane.
rosmarino-copia.gif Rosmarino Fresco o secco, ha l’aroma pungente e il sapore dolce amaro. In moltissimi piatti di carne arrosto, in sughi, salse e verdure cotte.
zafferano-copia.gif Zafferano Polvere ricavata dagli stinni secchi del fiore. Ha colore rosso-arancione, aroma forte e sapore leggermente amaro. Nei piatti a base di riso, con crostacei, pesci e pollame. Utilizzato anche nei dolci.
salvia-copia.gif Salvia Foglie fresche o secche, con aroma pungente e leggermente amaro. Nei ripieni e nei piatti di carne, soprattutto di maiale, di salsiccia, di formaggio.
santoreggia.gif Santoreggia Foglie intere o macinate, con aroma forte o gradevole, che ricorda quello del pino e del pepe. In piatti di uovo o di fagioli, in salse di pomodoro, timballi di carne.
sesamo-copia.gif Semi di sesamo Piccoli semi bianchi con aroma che ricorda vagamente la noce. Il sapore viene esaltato tostando i semi. In insalate, puree, pollo, pesci. Come guarnizione di pane e biscotti.
dragoncello-copia.gif Dragoncello Foglie fresche o secche. Ha sapore dolce e piccante con una punta di anice. In piatti di pollame, formaggio, pesce, uova, verdure. Aromatizza il condimento per insalate.
timo.gif Timo Foglie fresche o secche. Ha aroma pungente ed intenso. In piatti di carne e pesce, in minestre, ripieni, condimenti per insalate, con cipolle, carote e funghi.
curcuma-copia.gif Curcuma Polvere di colore giallo brillante, ricavata da una radice di piante tropicale della famiglia dello zenzero. Ha aroma piccante e amarognolo. Nei curry, come ingrediente essenziale, nei sottaceti, nei condimenti per insalate e per dar colore a dolci e riso.

Piccolo manuale dei formaggi (seconda parte)

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 02-09-2007

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Come promesso, ecco la seconda parte del piccolo censimento dei formaggi che ho conosciuto o scoperto.

  • Jarlsberg: formaggio norvegese, semiduro, di colore giallo pallido on buchi irregolari e pasta liscia. Ha sapore delicato e leggermente dolce. Si consuma preferibilmente in tavola, servito con pane molto saporito o fette biscottate.
  • Jocca: formaggio morbido e non stagionato di colore bianco. Si presenta a pasta grumosa, ha un alto contenuto di umidità e ha un sapore delicato. Viene venduto in coppette. Ottimo in tavola, talvolta si usa in cucina cotto in pietanze o torte al formaggio (e cheesecake)
  • Islay: formaggio inglese, simile al Dunlop. Migliora quando è ben stagionato. E’ un formaggio ottimo da fondere ed eccellente in salse e toast.
  • Leicester: formaggio inglese, duro, rosso/arancione e con pasta leggermente granulosa. Ha un sapore dolce e intenso. E’ un formaggio eccellente per i toast.
  • Limburger: formaggio belga, semiduro, a pasta liscia, di un bianco cremoso con crosta di color arancione scuro. Ha un sapore ricco e un odore forte. Buono da portare a tavola.
  • Mascarpone: formaggio lombardo prodotto con panna fresca di latte di vacca. Simile a una crema, è bianco e delicato. Serve da base per dolci o si consuma al naturale, spolverato magari di zucchero, cannella o cioccolato.
  • Mozzarella: formaggio non stagionato, di pasta morbida ma soda, di colore bianco e di tenue sapore di latte. Ottimo in tavola e in cucina, specialmente per la pizza. Forse il formaggio italiano più famoso, in Italia e nel mondo. E’ in commercio anche la mozzarella light.
  • Münster: formaggio tedesco, semimorbido, ricco e cremoso, ricoperto da una crosta rossa. Sapore piccante e odore forte. Si consuma peferibilmente a tavola.
  • Pecorino: formaggio cotto, tipico della Sardegna, prodotto con latte intero di pecora. Ottimo in tavola, in commercio si possono trovare innumerevoli qualità, differenti soprattutto per sapore (alcuni dal sapore più deciso e piccante, altri meno) ed aroma.
  • Parmigiano: formaggio duro, a pasra granulosa, giallo pallido, sparso di buchini e dal sapore forte. Viene anche venduto già grattugiato. In Italia non può mancare sulla pasta, ma viene usato anche in altre ricette, specialmente accompagnato da formaggi più teneri e meno forti.
  • Petit Suisse: formaggio francese, cremoso, non stagionato, morbido, dal sapore tenue. Si vende in pacchetti confezionati. Ottimo in tavola, specialmente con dessert di frutti morbidi.
  • Port Salut: formaggio francese, semiduro, a pasta liscia, di colore dorato, con crosta arancione e sapore tenue e cremoso. Va bene in cucina e in tavola.
  • Provolone: formaggio duro, giallo paglierino. Si presenta a forma di pera, di palla o cilindrica. Fresco ha un sapore tenue, maturando diventa piccante. Ottimo in tavola, quando è giovane, e in cucina quando è stagionato.
  • Quark: formaggio tedesco, fresco, senza alcun processo di maturazione. E’ caratterizzato da un elevato contenuto d’acqua. Per la tavola e la cucina.
  • Raclette: formaggio svizzero, semiduro, di colore chiaro a pasta bucherellata e crosta brunastra.
  • Ricotta: formaggio bianco, sieroso, morbido e non stagionato, con un sapore delicato e dolce. Fatto con latte di vacca, pecora o capra. Ottimo in tavola e in cucina, anche per condire paste e per fare dolci.
  • Roquefort: formaggio francese, semimorbido, bianco con venature verdi/azzurre. E’ molto stagionato, con sapore piccante e odore pungente. Consigliato in tavola.
  • Sbrinz: formaggio svizzero, duro, ottenuto con un lungo processo di maturazione che va dai 6 ai 12 mesi (o anche di più). Contiene solo un 40% di acqua e ha quindi un periodo di conservazione molto lungo.
  • Stilton: formaggio inglese, semiduro, con crosta increspata e grigiastra. Quando è ancora poco maturo è bianco e friabile, con sapore leggero e delicato. Matura con abbondanti venature azzurrine, divenendo un formaggio a pasta più umida , con un sapore intenso. Si presenta in grandi cilindri. Eccellente in tavola, è un ottimo formaggio da dessert, spesso servito con del Porto.
  • Taleggio: formaggio ottenuto da latte intero di vacca, con pasta giallo chiara, morbida, di sapore delicato ma con leggera intonazione piccante. Si presenta con una crosta bruno/ruggine. Delizioso a tavola.
  • Tilsiter: formaggio tedesco che veniva preparato già in epoca medioevale. Contiene una percentuale dal 49 al 56% di grassi. E’ molto simile al Gouda olandese. Consigliato da portare in tavola.

Inutile dirvi che non è un elenco completo di tutti i formaggi presenti al mondo..solo in Italia abbiamo una grande varietà di formaggi regionali.

Naturalmente, confido in voi per poterlo ampliare e aggiungere formaggi nuovi o poco conosciuti della vostra regione.

Etta

Piccolo manuale dei formaggi (prima parte)

Filed Under (curiosità) by Lebkuchen on 30-08-2007

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“Ci si accorge di non conoscere davvero qualcosa quando ogni volta si scopre qualcosa di nuovo.”

Questa fantastica massima partorita or ora dalla mia assonata mente non è uno dei primi segnali di un delirio senile, bensì il risultato di un quesito: QUANTI DIAVOLO DI FORMAGGI ESISTONO AL MONDO?

Ogni tanto mi imbatto in un formaggio diverso, che non ho mai sentito nominare. Nè tantomeno assaggiato.

Ecco quindi per voi (e anche per me), un piccolo manuale dei formaggi.

Giusto per rendersi conto, insomma.

  • Arran: formaggio scozzese, duro, giallo, umido, a pasta compatta. E’ prodotto sull’isola di Arran, da cui prende il nome, e si presenta in forme rotonde e senza crosta da 1 kg. E’ buono in tavola e in cucina.
  • Asiago: formaggio di tipo semicotto, a maturazione media, prodotto sull’altopiano dei Sette Comuni e in Carnia. Si presta bene nelle ricette, ma è ottimo anche da portare in tavola.
  • Brie: formaggio francese, morbido, bianco, con una sottile crosta commestibile bianco/grigia, confezionato in forme larghe e piatte. Con la stagionatura passa da un sapore delicato e un ricco sapore cremoso. Ideale in tavola.
  • Bel paese: formaggio semimorbido a pasta molle, omogenea, di colore bianco crema e dal sapore delicato. Se vende in tranci e a formelle rotonde. Ottimo in tavola e in cucina, combinato con un formaggio piccante, come ad esempio il parmigiano.
  • Cheddar: il Cheddar inglese di fattoria è un sostanzioso formaggio di colore giallo e pasta dura e compatta. I Cheddar di caseificio si presentano nelle sfumature del giallo chiaro al rosso arancione. Poichè questi formaggi vengono di solito venduti freschi, il loro sapore tende ad essere piuttosto tenue; alcuni vengono fatti maturare per acquistare un gusto più piccante. E’ fabbricato anche in Canada e in Nuova Zelanda. E’ ottimo in tavola, in cucina e da grattugiare. Può anche essere usato fuso sui toast o per insaporire le salse. Per ravvivare il sapore di un piatto con del Cheddar dolce, aggiungete un po’ di senape.
  • Cheshire: formaggio inglese di colore bianco o rosso, duro, a pasta friabile e dal sapore delicato o intenso. Il Cheshire blu è ricco e cremoso, a pasta porosa, con venature blu. Il Cheshire bianco e quello rosso sonno ottimi in tavola e in cucina, quello blu rende al meglio in tavola.
  • Crescenza: formaggio morbido, a pasta molle, non stagionato, fatto con latte di vacca non scremato, a maturazione rapidissima. Si trova in commercio al naturale in forme squadrate. E’ analogo allo stracchino e buono da portare in tavola.
  • Caciotta: formaggio tenero che si mangia fresco. Ha un sapore appena accentuato. Di piccole o medie dimensioni, si presenta in forme rotonde e schiacciate, bianchissime all’interno e con la crosta giallo chiara. Consigliato per la tavola.
  • Cagliata: formaggio morbido, non stagionato, dal sapore fresco e acidulo, ottenuto per coagulazione del latte. Si usa di solito con altri ingredienti (ad esempio in focacce o torte salate al formaggio).
  • Camembert: morbido formaggio francese color crema, con crosta commestibile, confezionato in piccole forme rotonde. Stagionando, passa da un sapore delicato a un sapore piccante, ma a questo punto si deteriora facilmente. Eccellente in tavola. Può essere servito con pane francese o con fette biscottate.
  • Double Glouchester: formaggio inglese, duro, giallo e arancione, di pasta compatta e friabile. Ha un sapore ricco e piccante, abbastanza simile al Cheddar maturo. Ottimo in tavola o sbriciolato per preparare salse, focacce e torte salate.
  • Dunlop: formaggi scozzese, duro e giallo, simile al Cheddar, ma più umido e con la pasta più compatta. Va bene sia in tavola che in cucina.
  • Danese blu: formaggio danese, bianco, semiduro, con venature azzurrine e pasta friabile. Dal sapore salato e piccante, rende al meglio servito a tavola.
  • Edam: formaggio olandese, liscio e compatto, giallo intenso. Si presenta in forme sferiche ed è rivestito di cera rossa. Sapore delicato. Ottimo in tavola e in cucina, nelle salse e sui toast. Viene usato molto come formaggio da fondere.
  • Emmenthal: formaggio svizzero sostanzioso, a pasta compatta, di color giallino con larghi buchi. Dal sapore ricco, simile al gruyère, è eccellente in tavola. E’ anche un formaggio da grattugiare.
  • Feta: formaggio greco, bianco, a pasta sfaldante. Si conserva in salamoia. Sapore salato. Ottimo in tavola e in cucina, è molto usato in pietanze tipiche greche.
  • Fontina: formaggio semiduro a pasta cremosa, bucherellata, di colore giallino chiaro. Sapore delicato, con lontano gusto di nocciola. Maturando acquista un sentore di fumo. E’ il tipico formaggio della Val D’Aosta.
  • Gjetost: formaggio norvegese, duro, non stagionato, di colore scuro, con sapore dolciastro. Il Mysost e il Primost sono tipi simili, ma non hanno il genuino aroma di latte di capra. Ottimo in tavola per spuntini, servito con pane integrale o di segale, o con fette croccanti.
  • Gorgonzola: formaggio bianco con venature grigio-azzurre e sapore piccante. Semimorbido e ottimo sia in tavola che in cucina.
  • Gouda: formaggio olandese, duro, giallo, con sapore tenue che diventa più ricco con la stagionatura. Buono in tavola e in cucina, e se stagionato può essere usato per arricchire salse e piatti.
  • Gruyère: formaggio svizzero, duro, di color giallo pallido a pasta bucherellata. Il sapore è ricco, intenso e dolciastro. Oltre che in cucina e in tavola, può essere utilizzato come formaggio fondente combinato con del parmigiano.

E domani la seconda parte :)

Etta

Come scegliere, cuocere e ottenere un buon arrosto di vitello

Filed Under (carne, curiosità) by Lebkuchen on 27-08-2007

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La carne di vitello è tratta da bovini allevati in modo particolare e macellati tra i 2-3 mesi e i 10-11 mesi. Il vitello migliore è quello da latte, cioè nutrito solo con latte (fino a 3 mesi). Una volta svezzati, i vitelli possono essere abbattuti immediatamente , oppure nutriti ancora con mangimi arricchiti di latte in polvere, fino a raggiungere il peso voluto. La carne di vitello è meno pregiata quando l’animale viene nutrito con l’erba dopo lo svezzamento.

COME SCEGLIERE IL VITELLO

La carne di vitello si deteriora facilmente, assicuratevi quindi che il macellaio sia una persona di fiducia. Assicuratevi che la carne sia umida, di color rosa pallido, a trama fina. Dovrebbe avere poco grasso, ma quel poco dovrebbe essere consistente, setoso e color panna; la carne di vitello migliore conserva un vago odore di latte. Rifiutate sempre la carne che emani un odore acido. L’osso spezzato dovrebbe essere di colore rosso vivo internamente, e la superficie della polpa umida, ma non bagnata o floscia.

Ombre brune o bluastre sulla carne magra fanno pensare al vitellone (o al bue), quindi la carne sarà meno tenera. Una certa durezza non danneggia se dovete preparare un vitello brasato, ma per arrosti e simili occorre sicuramente la carne più tenera.

COME CUOCERE IL VITELLO

Quella di vitello è una carne delicata, sia nel sapore che nella consistenza. Essendo animali giovani, la carne è tenera, ma la cottura deve essere accurata, per preservarne la qualità fino al momento di servirla in tavola. Poichè è una carne poco grassa, per mantenere la tenerezza occorre aggiungere liquidi o grassi durante la cottura. Cucinatelo lentamente, per evitare che si riduca troppo a causa della perdita del liquido interno. Accertatevi che sia cotto a puntino, perchè la carne di vitello non cotta a sufficienza potrebbe risultare un po’ indigesta.

COME ARROSTIRE IL VITELLO

Per un buon arrosto di vitello, prima di tutto asciugate e ripulite il pezzo di carne, legatelo se necessario per dargli una forma compatta, quindi pesate e calcolate il tempo di cottura secondo la tabella in fondo al post; se il pezzo è imbottito, mettete in conto anche il peso del ripieno. Salate, pepate e disponete su una piastra da forno.

Appoggiate il pezzo di vitello su una griglia e, se si tratta di lombata o carrè di vitello, sopra gli stessi ossi. Se volete, potete disporre sulla polpa striscioline di pancetta, per mantenere la carne umida e dare più sapore alla carne. Arrostite per il tempo che avete calcolato, irrorando di tanto in tanto con il sugo che si raccoglie sulla piastra. Prima però scottate la carne nel forno molto caldo, affinchè trattenga all’interno i suoi liquidi, quindi abbassate la temperatura.

Terminata la cottura, mettete il pezzo su un piatto da portata riscaldato e lasciatelo al caldo per quindici minuti, per rendere più facile il taglio.

Il vitello, data la delicatezza del sapore, richiede ripieni e salse saporite: spesso si aggiungono pezzi di pancetta o ripieni di carne tritata con spezie ed erbe aromatiche. E’ utile anche spremerci sopra uno spicchio di limone.

 

TEMPI DI COTTURA PER ARROSTI DI VITELLO
Tipi di taglio Arrostire a 230° e poi a 180°
Pezzi con osso 15-20 minuti 35 minuti
ogni 450g
Pezzi senza ossa arrotolati
(peso comprensivo di ripieno)
15-20 minuti 40 minuti
ogni 450g

Se avete anche il forno a legna, vi consiglio di provare a cucinarci l’arrosto di vitello..se volete qualche ricetta sono a vostra disposizione :)

Etta

Come abbinare in maniera semplice il vino con il cibo

Filed Under (curiosità, vini) by Lebkuchen on 17-08-2007

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Non sono mai stata una grande appassionata di vino.

Lo apprezzo, lo preferisco agli altri alcolici, compresa la birra, ma non sono molto esperta di tipi, nomi, bottiglie, invecchiamenti e questioni enoiche.

Non sapevo neanche che esistesse il termine enoiche.

Vabè, tornando a cose serie..

Vi siete mai chiesti se esiste un modo semplice di abbinare i vini con le pietanze, senza dover essere pluricertificati esperti di vino con tanto di palato in grado di riconoscere anche le più sottili venature di frutti di bosco e legno d’acero?

La necessità aguzza l’ingegno, quindi ecco di seguito alcuni semplici consigli e suggerimenti per abbinare i vini con il cibo.

Antipasti.

Solitamente, il vino che accompagna l’antipasto non dev’essere mai troppo aggressivo. Questo per non rovinare il gusto delle portate successive e dei vini che le accompagneranno, ma anche perchè gli antipasti sono in genere portate delicate.

In genere vanno preferiti vini rosati o rossi molto giovani, oppure bianchi secchi.

La scelta poi varia, a seconda che si scelga di servire un antipasto caldo o freddo, di carne o di pesce.

Solitamente per i piatti di pesce si scelgono dei vini bianchi giovani, secchi e molto profumati, mentre per antipasti non di pesce a base di salse come maionese o salsa tonnata è preferibile servire un vino bianco ma leggermente frizzante.

Primi piatti.

Per i primi piatti la scelta si basa principalmente sul condimento prevalente del piatto.

In linea generale: per i primi piatti di pesce si può servire un vino bianco più o meno corposo, con sughi di carne (maiale o selvaggina) e pomodoro vini rossi giovani, mentre con sughi di funghi sono da preferire i vini bianchi giovani.

Se invece serviamo una pasta al forno o gratinata, possiamo scegliere un vino rosato, che può adattarsi anche a piatti a base di legumi.

Per quanto riguarda le minestre, si può servire un vino rosso, magari lo stesso che è stato usato per cucinare, anche se di solito si sconsiglia l’accompagnamento del vino alle minestre . Le zuppe di pesce invece richiedono un vino bianco e dal sapore fruttato se alla base c’è un soffritto di verdure, altrimenti ripiegheremo su un rosso giovane se è stato aggiunto del pomodoro.

Tra le tante cose, possiamo segnalare che con lo zafferano andrebbe servito un bianco giovane e profumato, mentre con gli gnocchi è meglio scegliere un vino rosso.

Secondi piatti.

Anche in questo caso, la scelta va fatta considerando il tipo di piatto, se di carne o pesce.

In genere, per i piatti di carne, si può servire un vino rosso per le carni rosse , mentre un vino bianco corposo o uno giovane e rosso con le carni bianche.

Per gli arrosti e gli stufati, potete scegliere lo stesso vino che avete utilizzato per la cottura, purchè sia un vino rosso d’annata, o comunque invecchiato.

Se invece avete organizzato una cena di pesce: per la frittura, un vino bianco, secco e giovane, con i brodetti di pesce e con alcuni pesci particolarmente grassi, un vino rosso giovane, con frutti di mare, aragoste e astice un vino bianco secco, oppure uno spumante.

Dessert.

Arrivati al dolce, sperando che non siano già tutti ubriachi. In genere vanno accompagnati con un bianco dolce o liquoroso.

Se servite un dolce classico, come bignè, millefoglie o altri dolci al cucchiaio molto ricchi, vanno bene degli spumanti profumati e aromatici o vini amabili. Per la frutta in genere invece vanno bene i classici vini da dessert, per i frutti di bosco scegliete dei vini rossi fruttati e per l‘ananas potete provare con un bicchierino di rhum.

In ogni caso, se non vi fidate, chiedete al tizio dell’enoteca.

Se il tizio dell’enoteca è ubriaco, seguite i miei consigli.

Se pensate che io sia ubriaca, accendete la TV e fatevi consigliare un vino dai tizi di “Gusto“.

E poi ditemi se non sembra più ubriaco uno che sente le violette dentro al vino.

Etta

Come eliminare i cattivi odori (in cucina)

Filed Under (Senza categoria, curiosità) by Lebkuchen on 07-08-2007

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Effettivamente, è un bel problema.

Odori sgradevoli dal frigo, dal forno, odori di cucina e fritto, odori dal lavandino, da vostro marito..

Ecco perchè ogni brava donna di casa impazzisce sempre per cercare di eliminare i cattivi odori dalla cucina.

Ma ecco qualche dritta.

Per eliminare i cattivi odori dal frigo:

Il frigo è sicuramente un gran bel problema in quanto a odori.

L’umidità che si accumula, unita alla sporcizia, ai batteri e agli odori dei cibi, a volte ci fa svenire quando apriamo lo sportello.

I rimedi più comuni, quelli della “nonna”, sono quelli che prevedono l’uso di un bicchierino di aceto o di bicarbonato in un angolo del frigorifero. Il bicarbonato, infatti, ha il potere di assorbire gli odori, e l’aceto un po’ li elimina e un po’ li copre. Certo però, se si esagera, si corre il rischio di trasformare il frigo in una enorme insalatiera.

Un altro rimedio molto utile, è quello del caffè. Una volta aperto il pacchetto sottovuoto del caffè e riempito l’apposito contenitore, invece di buttarlo via, si può metterlo in un angolino del frigo e usare anch’esso come mangia-odori.

Ancora, si può mettere una ciotolina di latte nel frigo. Se la puzza è persistente, bisogna cambiarlo spesso.

(Magari evitate di fare tutte queste cose insieme..non credo sia molto vantaggioso)

Per eliminare i cattivi odori dal tagliere di legno:

basta strofinare il tagliere con un limone tagliato e lavarlo solo con dell’acqua. Fatelo asciugare sempre bene prima di riporlo.

Per eliminare l’odore di pollo dai piatti:

anche in questo caso, il limone è miracoloso. Strofinatelo sul piatto o sulle stoviglie durante il lavaggio.

Per eliminare la puzza di cipolla e aglio dalle mani:

innanzitutto, lavare sempre con acqua fredda, perchè l’acqua calda fissa ancora di più l’odore. Strofinate le mani con il solito caro vecchio limone e lavate normalmente. Se non sparisce, buttate la cipolla e usate lo scalogno. Per togliere la puzza dai coltelli, passarli più volte in una carota.

In commercio inoltre ci sono degli ovetti di acciaio fatti apposta per questo scopo, che vanno strofinati tra le mani, ma pare vada bene qualsiasi utensile d’acciaio.

Per eliminare l’odore di fritto dalla cucina:

anche qui i metodi sono più di uno. C’è chi consiglia di far bollire, prima di friggere o cucinare cibi piuttosto puzzolenti, per qualche minuto, un pentolone d’acqua con delle spezie e/o odori e/o pezzi di limone o arancia. Oppure c’è chi consiglia di bruciare sulla fiammella del gas una zolletta di zucchero o della buccia di limone o arancia. Ancora: uno spicchio di mela o un pezzo di sedano nell’olio bollente o un bicchiere di aceto bianco accanto al fornello aiuterebbero contro il fastidiosissimo odore di fritto stagnante in cucina. Anche bollire dell’aceto al termine della frittura pare porti dei vantaggi.

Per eliminare l’odore di uovo crudo:

lavare sempre con acqua fredda per evitare di “fissare” la puzza. Poi insaponare con sapone per i piatti misto ad aceto o succo di limone. E’ utile inoltre lasciare in ammollo in una soluzione di acqua e limone o aceto le stoviglie che sono state a contatto con l’uovo. Se la puzza persiste, aggiungere un goccio di candeggina, ma sciacquare con molta accuratezza.

Per eliminare la puzza di cavoli lessi dalla cucina:

basta aggiungere un pezzo di pane raffermo dentro l’acqua di cottura dei cavoli.

Per eliminare l’odore di melone dal frigorifero:

bisogna tenere per almeno una notte una patata sbucciata su un ripiano del frigorifero.

Per eliminare l’odore sgradevole dalla pattumiera:

cospargere il fondo del secchio con della lettiera per gatti, e aver cura di lavarlo almeno una volta alla settimana.

Per eliminare gli odori degli scarichi del lavello:

sciogliere in aceto caldo del sale grosso e versare nello scarico. Dopo un’ora, versarci un pentolino di acqua bollente.

Se avete qualche altro consiglio casalingo, fatemelo sapere..

Per quanto riguarda gli odori derivanti da vostro marito bhe, qualche tempo fa c’era quella pubblicità della tizia che ficcava il suo uomo dentro la lavatrice..

Altrimenti, potete sempre cospargerlo con bicarbonato, aceto, limone e latte e lasciarlo per una notte con una patata sbucciata in mano fuori al balcone..

Magari funziona.

Etta

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