Macchina del pane: questa sconosciuta

Filed Under (elettrodomestici, gadgets, pizza & affini) by Lebkuchen on 06-09-2008

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Oggi vi parlo della macchina del pane che é uno strumento poco conosciuto in Italia ma parecchio usato all’estero, tanto che esistono libri, miscele, ricette per sbizzarrirsi e farsi un pane davvero come lo si desidera. Una buona macchina del pane parte da circa 50-80 euro e vi permette di impastare, far lievitare e cuocere il pane. Di tutte le operazioni quella piú faticosa é la prima. Con la macchina del pane impastate poi non solo pane ma anche impasti dolci per dolci lievitati (brioche per esempio, ma si trovano persino ricette per fare il panettone!!)  oppure la pasta per la pizza. Insomma, il pane é solo uno dei prodotti che potete fare. La fase di lievitazione é altrettanto importante e la macchina del pane vi permette di farla nel modo migliore ossia accendendo un pochino la resistenza e generando il calore perfetto alla lievitazione. Il coperchio chiuso impedisce poi che la pasta si secchi e aiuta anche lei ad avere le condizioni ideali per una perfetta lievitazione. Dopodiché c’é la cottura. Potete farla nella macchina (pane quadrato/rettangolare) o nel vostro forno tradizionale. La cottura non é quindi vincolata alla macchina. Personalmente ne ho una da 4-5 anni e credo sia stato un ottimo investimento e non posso che consigliarvela. Badate peró di prenderla con un sufficiente numero di programmi e in particolate col programma pasta di pane che di fatto impasta, lievita e si ferma. Altrimenti dovete stare sempre sul chi va lá e togliere per tempo il cestello prima che inizi la cottura e spegnere la macchina. Quanto alla pulizia, meglio se c’é un cestello antiaderente. Ma non é indispensabile, la pulizia é sempre agevole. Se non sapete ancora da dove iniziare, perché non provare con un bel Pan Carré o una Focaccia con noci e formaggio? E buona lievitazione a tutti!!

P.S.: Se avete poca fiducia in voi stessi, diversi negozi vendono miscele giá pronte per produrre ottimi pani. In quel caso va solo aggiunta l’acqua!

Tortino di Carciofi

Filed Under (ricette con foto) by viola on 06-03-2008

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Tortino di carciofi
Ingredienti: 8 carciofi -1 kg di patate – 15 Olive verdi – un pugno di capperi -aglio 1 spicchio – Prezzemolo tritato – 5 scalogni – parmigiano 40 g. -pecorino 60 g. – Pangrattato 50 g. – 1 bicchiere di vino bianco – Olio
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Iniziate con la preparazione del composto. Tritate, finemente e separatamente, scalogno, prezzemolo, capperi, olive e aglio; successivamente incorporateli e aggiungete parmigiano, pecorino, pangrattato, tre cucchiai di olio e un bicchiere di vino bianco secco. Girate bene affinché il tutto diventi omogeneo e lasciate riposare. Passate poi alla pulizia delle verdure.

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Mondare i carciofi fino a ottenere solo il cuore e fino a dove risulta tenero. Evitare accuratamente di usare le parti eccessivamente fibrose del carciofo. Tagliare i cuori di carciofo sottilmente e metterli in una bacinella coperti di acqua con il succo di un limone. Quindi pulire le patate e tagliarle a rondelle dello stesso spessore. Il diametro invece può essere differente.

A questo punto prendete una teglia e ricoprite il fondo con uno strato di patate, uno strato di carciofi e uno strato del composto. Procedete fino a esaurimento degli ingredienti.

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Coprite la teglia con la stagnola e mettete a cuocere in forno per circa 50/60 minuti a temperatura media. Si può anche cuocere sul fuoco se disponete di una buona pentola e di un buon coperchio.

Come scegliere, cuocere e ottenere un buon arrosto di vitello

Filed Under (carne, curiosità) by Lebkuchen on 27-08-2007

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La carne di vitello è tratta da bovini allevati in modo particolare e macellati tra i 2-3 mesi e i 10-11 mesi. Il vitello migliore è quello da latte, cioè nutrito solo con latte (fino a 3 mesi). Una volta svezzati, i vitelli possono essere abbattuti immediatamente , oppure nutriti ancora con mangimi arricchiti di latte in polvere, fino a raggiungere il peso voluto. La carne di vitello è meno pregiata quando l’animale viene nutrito con l’erba dopo lo svezzamento.

COME SCEGLIERE IL VITELLO

La carne di vitello si deteriora facilmente, assicuratevi quindi che il macellaio sia una persona di fiducia. Assicuratevi che la carne sia umida, di color rosa pallido, a trama fina. Dovrebbe avere poco grasso, ma quel poco dovrebbe essere consistente, setoso e color panna; la carne di vitello migliore conserva un vago odore di latte. Rifiutate sempre la carne che emani un odore acido. L’osso spezzato dovrebbe essere di colore rosso vivo internamente, e la superficie della polpa umida, ma non bagnata o floscia.

Ombre brune o bluastre sulla carne magra fanno pensare al vitellone (o al bue), quindi la carne sarà meno tenera. Una certa durezza non danneggia se dovete preparare un vitello brasato, ma per arrosti e simili occorre sicuramente la carne più tenera.

COME CUOCERE IL VITELLO

Quella di vitello è una carne delicata, sia nel sapore che nella consistenza. Essendo animali giovani, la carne è tenera, ma la cottura deve essere accurata, per preservarne la qualità fino al momento di servirla in tavola. Poichè è una carne poco grassa, per mantenere la tenerezza occorre aggiungere liquidi o grassi durante la cottura. Cucinatelo lentamente, per evitare che si riduca troppo a causa della perdita del liquido interno. Accertatevi che sia cotto a puntino, perchè la carne di vitello non cotta a sufficienza potrebbe risultare un po’ indigesta.

COME ARROSTIRE IL VITELLO

Per un buon arrosto di vitello, prima di tutto asciugate e ripulite il pezzo di carne, legatelo se necessario per dargli una forma compatta, quindi pesate e calcolate il tempo di cottura secondo la tabella in fondo al post; se il pezzo è imbottito, mettete in conto anche il peso del ripieno. Salate, pepate e disponete su una piastra da forno.

Appoggiate il pezzo di vitello su una griglia e, se si tratta di lombata o carrè di vitello, sopra gli stessi ossi. Se volete, potete disporre sulla polpa striscioline di pancetta, per mantenere la carne umida e dare più sapore alla carne. Arrostite per il tempo che avete calcolato, irrorando di tanto in tanto con il sugo che si raccoglie sulla piastra. Prima però scottate la carne nel forno molto caldo, affinchè trattenga all’interno i suoi liquidi, quindi abbassate la temperatura.

Terminata la cottura, mettete il pezzo su un piatto da portata riscaldato e lasciatelo al caldo per quindici minuti, per rendere più facile il taglio.

Il vitello, data la delicatezza del sapore, richiede ripieni e salse saporite: spesso si aggiungono pezzi di pancetta o ripieni di carne tritata con spezie ed erbe aromatiche. E’ utile anche spremerci sopra uno spicchio di limone.

 

TEMPI DI COTTURA PER ARROSTI DI VITELLO
Tipi di taglio Arrostire a 230° e poi a 180°
Pezzi con osso 15-20 minuti 35 minuti
ogni 450g
Pezzi senza ossa arrotolati
(peso comprensivo di ripieno)
15-20 minuti 40 minuti
ogni 450g

Se avete anche il forno a legna, vi consiglio di provare a cucinarci l’arrosto di vitello..se volete qualche ricetta sono a vostra disposizione :)

Etta

Ricette facili e veloci per utilizzare il prosciutto cotto avanzato

Filed Under (ricette) by Lebkuchen on 22-08-2007

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Il problema del giorno è: due etti di prosciutto cotto avanzato dai panini di ieri.

Se lo riproponessi oggi, penso che i miei commensali metterebbero un muso lungo da qui a Catania (più o meno 800 km) .

E allora, che ci faccio co ’sto bastimento di prosciutto cotto, tra l’altro molto buono, talmente buono che piuttosto che lasciarlo in frigo per un altro giorno me lo mangio tutto io da sola?

Ho escogitato qualche sistema per utilizzarlo in qualche ricettina veloce..

Salsa al prosciutto.

Mescolate il prosciutto cotto tritato con la panna, la maionese e il sale. Da servire con verdurine fresche e qualche fetta di pane tostato, o bruschette.

Crema di prosciutto e groviera.

Mescolate il prosciutto tritato con groviera, formaggio fresco cremoso, latte e un po’ di Tabasco. Servite con dei crostini o usatelo per farcire toast o tartine.

Insalata al prosciutto

Mescolate pezzetti di prosciutto, fettine di pomodoro, olive, cetrioli e cipolle. Se volete arricchirla, aggiungete della lattuga.

Spiedini di prosciutto e mela glassati

Infilate su uno spiedino dei pezzetti di prosciutto cotto alternandoli a spicchi di mela. Spennellate con marmellata di arance mista a succo di limone e grigliateli.

Zuppa di prosciutto e crescione (leggermente invernale)

Fate bollire del brodo di pollo, aggiungete alcuni funghi affettati, prosciutto cotto a pezzetti e crescione tagliato finemente. Riportate a ebollizione e servite (aspettate che finisca di bollire se non volete ustionare qualcuno).

Stufatino di prosciutto al forno.

Mescolate fagioli, senape, un peperone tagliato finemente e del prosciutto cotto a pezzetti. Scaldate al forno e servite con dei crostini di pane.

Polpettine al prosciutto

Mescolate il prosciutto cotto tritato con 1 uovo sbattuto, pane grattugiato, salvia macinata, sale e pepe. Fatene delle polpettine e friggetele. Oppure cuocetele nel sugo.

Besciamella al prosciutto e verdure.

Mescolate il prosciutto a pezzetti con la besciamella, e versatela su della verdura tagliata a listarelle (sedani, cavolfiori, carote, zucchine. Oppure utilizzatela per condire paste o risotti.

Insalata di prosciutto e frutta secca

Tagliate il prosciutto cotto (se a dadini è meglio) e mescolatelo con lattuga, noci, mandorle tritate e sedano a pezzetti molto piccoli. Aggiungete della maionese, mescolate e servite.

Io ho scelto le polpettine, e le accompagno con delle patatine fritte. Voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di reclamare :)

Etta

Come abbinare in maniera semplice il vino con il cibo

Filed Under (curiosità, vini) by Lebkuchen on 17-08-2007

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Non sono mai stata una grande appassionata di vino.

Lo apprezzo, lo preferisco agli altri alcolici, compresa la birra, ma non sono molto esperta di tipi, nomi, bottiglie, invecchiamenti e questioni enoiche.

Non sapevo neanche che esistesse il termine enoiche.

Vabè, tornando a cose serie..

Vi siete mai chiesti se esiste un modo semplice di abbinare i vini con le pietanze, senza dover essere pluricertificati esperti di vino con tanto di palato in grado di riconoscere anche le più sottili venature di frutti di bosco e legno d’acero?

La necessità aguzza l’ingegno, quindi ecco di seguito alcuni semplici consigli e suggerimenti per abbinare i vini con il cibo.

Antipasti.

Solitamente, il vino che accompagna l’antipasto non dev’essere mai troppo aggressivo. Questo per non rovinare il gusto delle portate successive e dei vini che le accompagneranno, ma anche perchè gli antipasti sono in genere portate delicate.

In genere vanno preferiti vini rosati o rossi molto giovani, oppure bianchi secchi.

La scelta poi varia, a seconda che si scelga di servire un antipasto caldo o freddo, di carne o di pesce.

Solitamente per i piatti di pesce si scelgono dei vini bianchi giovani, secchi e molto profumati, mentre per antipasti non di pesce a base di salse come maionese o salsa tonnata è preferibile servire un vino bianco ma leggermente frizzante.

Primi piatti.

Per i primi piatti la scelta si basa principalmente sul condimento prevalente del piatto.

In linea generale: per i primi piatti di pesce si può servire un vino bianco più o meno corposo, con sughi di carne (maiale o selvaggina) e pomodoro vini rossi giovani, mentre con sughi di funghi sono da preferire i vini bianchi giovani.

Se invece serviamo una pasta al forno o gratinata, possiamo scegliere un vino rosato, che può adattarsi anche a piatti a base di legumi.

Per quanto riguarda le minestre, si può servire un vino rosso, magari lo stesso che è stato usato per cucinare, anche se di solito si sconsiglia l’accompagnamento del vino alle minestre . Le zuppe di pesce invece richiedono un vino bianco e dal sapore fruttato se alla base c’è un soffritto di verdure, altrimenti ripiegheremo su un rosso giovane se è stato aggiunto del pomodoro.

Tra le tante cose, possiamo segnalare che con lo zafferano andrebbe servito un bianco giovane e profumato, mentre con gli gnocchi è meglio scegliere un vino rosso.

Secondi piatti.

Anche in questo caso, la scelta va fatta considerando il tipo di piatto, se di carne o pesce.

In genere, per i piatti di carne, si può servire un vino rosso per le carni rosse , mentre un vino bianco corposo o uno giovane e rosso con le carni bianche.

Per gli arrosti e gli stufati, potete scegliere lo stesso vino che avete utilizzato per la cottura, purchè sia un vino rosso d’annata, o comunque invecchiato.

Se invece avete organizzato una cena di pesce: per la frittura, un vino bianco, secco e giovane, con i brodetti di pesce e con alcuni pesci particolarmente grassi, un vino rosso giovane, con frutti di mare, aragoste e astice un vino bianco secco, oppure uno spumante.

Dessert.

Arrivati al dolce, sperando che non siano già tutti ubriachi. In genere vanno accompagnati con un bianco dolce o liquoroso.

Se servite un dolce classico, come bignè, millefoglie o altri dolci al cucchiaio molto ricchi, vanno bene degli spumanti profumati e aromatici o vini amabili. Per la frutta in genere invece vanno bene i classici vini da dessert, per i frutti di bosco scegliete dei vini rossi fruttati e per l‘ananas potete provare con un bicchierino di rhum.

In ogni caso, se non vi fidate, chiedete al tizio dell’enoteca.

Se il tizio dell’enoteca è ubriaco, seguite i miei consigli.

Se pensate che io sia ubriaca, accendete la TV e fatevi consigliare un vino dai tizi di “Gusto“.

E poi ditemi se non sembra più ubriaco uno che sente le violette dentro al vino.

Etta

Come eliminare i cattivi odori (in cucina)

Filed Under (Senza categoria, curiosità) by Lebkuchen on 07-08-2007

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Effettivamente, è un bel problema.

Odori sgradevoli dal frigo, dal forno, odori di cucina e fritto, odori dal lavandino, da vostro marito..

Ecco perchè ogni brava donna di casa impazzisce sempre per cercare di eliminare i cattivi odori dalla cucina.

Ma ecco qualche dritta.

Per eliminare i cattivi odori dal frigo:

Il frigo è sicuramente un gran bel problema in quanto a odori.

L’umidità che si accumula, unita alla sporcizia, ai batteri e agli odori dei cibi, a volte ci fa svenire quando apriamo lo sportello.

I rimedi più comuni, quelli della “nonna”, sono quelli che prevedono l’uso di un bicchierino di aceto o di bicarbonato in un angolo del frigorifero. Il bicarbonato, infatti, ha il potere di assorbire gli odori, e l’aceto un po’ li elimina e un po’ li copre. Certo però, se si esagera, si corre il rischio di trasformare il frigo in una enorme insalatiera.

Un altro rimedio molto utile, è quello del caffè. Una volta aperto il pacchetto sottovuoto del caffè e riempito l’apposito contenitore, invece di buttarlo via, si può metterlo in un angolino del frigo e usare anch’esso come mangia-odori.

Ancora, si può mettere una ciotolina di latte nel frigo. Se la puzza è persistente, bisogna cambiarlo spesso.

(Magari evitate di fare tutte queste cose insieme..non credo sia molto vantaggioso)

Per eliminare i cattivi odori dal tagliere di legno:

basta strofinare il tagliere con un limone tagliato e lavarlo solo con dell’acqua. Fatelo asciugare sempre bene prima di riporlo.

Per eliminare l’odore di pollo dai piatti:

anche in questo caso, il limone è miracoloso. Strofinatelo sul piatto o sulle stoviglie durante il lavaggio.

Per eliminare la puzza di cipolla e aglio dalle mani:

innanzitutto, lavare sempre con acqua fredda, perchè l’acqua calda fissa ancora di più l’odore. Strofinate le mani con il solito caro vecchio limone e lavate normalmente. Se non sparisce, buttate la cipolla e usate lo scalogno. Per togliere la puzza dai coltelli, passarli più volte in una carota.

In commercio inoltre ci sono degli ovetti di acciaio fatti apposta per questo scopo, che vanno strofinati tra le mani, ma pare vada bene qualsiasi utensile d’acciaio.

Per eliminare l’odore di fritto dalla cucina:

anche qui i metodi sono più di uno. C’è chi consiglia di far bollire, prima di friggere o cucinare cibi piuttosto puzzolenti, per qualche minuto, un pentolone d’acqua con delle spezie e/o odori e/o pezzi di limone o arancia. Oppure c’è chi consiglia di bruciare sulla fiammella del gas una zolletta di zucchero o della buccia di limone o arancia. Ancora: uno spicchio di mela o un pezzo di sedano nell’olio bollente o un bicchiere di aceto bianco accanto al fornello aiuterebbero contro il fastidiosissimo odore di fritto stagnante in cucina. Anche bollire dell’aceto al termine della frittura pare porti dei vantaggi.

Per eliminare l’odore di uovo crudo:

lavare sempre con acqua fredda per evitare di “fissare” la puzza. Poi insaponare con sapone per i piatti misto ad aceto o succo di limone. E’ utile inoltre lasciare in ammollo in una soluzione di acqua e limone o aceto le stoviglie che sono state a contatto con l’uovo. Se la puzza persiste, aggiungere un goccio di candeggina, ma sciacquare con molta accuratezza.

Per eliminare la puzza di cavoli lessi dalla cucina:

basta aggiungere un pezzo di pane raffermo dentro l’acqua di cottura dei cavoli.

Per eliminare l’odore di melone dal frigorifero:

bisogna tenere per almeno una notte una patata sbucciata su un ripiano del frigorifero.

Per eliminare l’odore sgradevole dalla pattumiera:

cospargere il fondo del secchio con della lettiera per gatti, e aver cura di lavarlo almeno una volta alla settimana.

Per eliminare gli odori degli scarichi del lavello:

sciogliere in aceto caldo del sale grosso e versare nello scarico. Dopo un’ora, versarci un pentolino di acqua bollente.

Se avete qualche altro consiglio casalingo, fatemelo sapere..

Per quanto riguarda gli odori derivanti da vostro marito bhe, qualche tempo fa c’era quella pubblicità della tizia che ficcava il suo uomo dentro la lavatrice..

Altrimenti, potete sempre cospargerlo con bicarbonato, aceto, limone e latte e lasciarlo per una notte con una patata sbucciata in mano fuori al balcone..

Magari funziona.

Etta

Pasta frolla e pasta sfoglia

Filed Under (curiosità, ricette, ricette base) by Lebkuchen on 30-07-2007

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La pasta frolla e la pasta sfoglia possono essere usate sia per preparazioni dolci che salate. Personalmente, preferisco sempre la frolla per il dolce e la sfoglia per il salato.

Quasi tutte le paste dovrebbero essere lavorate con le mani, gli utensili, il piano di lavoro e gli ingredienti freddi. In particolare, per preparare la pasta frolla è consigliabile usare un amalgamatore per lavorare il burro e la margarina al posto delle mani, che possono essere troppo calde. L’acqua deve essere generalmente molto fredda, tranne che in alcuni impasti come quello dei bignè. Prima di impastare, misurate l’acqua in una brocca graduata e mettetela in frigorifero. Se avete tempo poi, fate riposare la pasta in frigo dopo averla impastata e prima di spianarla. Anche dopo averla spianata con il mattarello, ponetela in frigo e preparate il ripieno.

Gli ingredienti.

  • Farina: per preparare la maggiorparte delle paste, si usa la farina bianca. Se però volete dare alla pasta frolla una consistenza un po’ più soffice, potete usare la farina con il lievito incorporato.
  • Grassi: i grassi più comunemente usati sono il burro, la margarina e lo strutto. Se usate lo strutto, seguite attentamente le indicazioni riportate sulla confezione riguardanti le quantità da usare. Come regola generale, usate 25 g di grasso ogni 50 g di farina per la pasta frolla, e per la pasta sfoglia usate la stessa quantità di farina e di grasso.
  • Liquidi: aggiungete sempre la minor quantità possibile di acqua. Un impasto appiccicoso darà una pasta molto dura. In genere, si usa un cucchiaino d’acqua ogni 25 g di farina per la pasta frolla, mentre un cucchiaio ogni 25 g per la pasta sfoglia.

Spianate la pasta sempre delicatamente e uniformemente, infarinando appena la superficie di lavoro e il mattarello. La pasta frolla, di solito, si spiana a circa 3 mm di spessore e la pasta sfoglia a 5 mm. Tirate la pasta facendo ruotare il mattarello in una sola direzione , e cioè verso l’esterno. Ruotate spesso la pasta quando lavorate i bordi, altrimenti risulteranno più sottili rispetto alla parte centrale della pasta.

Come conservare e congelare la pasta frolla e la pasta sfoglia?

La pasta frolla e la pasta sfoglia possono essere conservate un giorno, prima di essere cotte. Si tengono avvolte in carta oleata, in pellicola trasparente o in un foglio di alluminio, anche se già spianate. Per congelare la pasta, invece, avvolgetela in una pellicola trasparente. Al momento dell’uso, lasciatela scongelare a temperatura ambiente per 3-4 ore o in frigo per tutta la notte. Se volete congelare la pasta, già disposta nella teglia, cruda o cotta, mettetela nel freezer con tutto il contenitore. Le metterete in forno ancora congelate, aumentando di 5 minuti il tempo di cottura.

La pasta cruda congelata si può conservare per 3-4 mesi, quella cotta anche per 6.

E se vi volete cimentare, eccovi la ricetta della pasta sfoglia e la ricetta della pasta frolla.

Etta

Come fare un buon soufflè

Filed Under (curiosità, ricette) by Lebkuchen on 26-07-2007

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Avete mai provato a fare un soufflè? O avete mai visto nei film quelle signore americane che si cimentano ai fornelli,cercando di preparare un bel soufflè, magari per la cenetta romantica con il maritino, quando poi si disperano aprendo il forno e notando che si è completamente sgonfiato?

Ma soprattutto, sapete cos’è un soufflè?

Il soufflè è costituito da un denso impasto di farina, burro, latte e tuorli d’uova, unito poi agli albumi montati a neve.

La ricetta del soufflè:

  • 75 g di formaggio grattugiato
  • sale e pepe

E’ sempre bene scegliere una pentola abbastanza grande da contenere non solo l’impasto, ma anche gli albumi montati.

Separate le uova e lasciate intiepidire gli albumi a temperatura ambiente e in un recipiente coperto. Fate fondere il burro in un tegame abbastanza largo da contenere tutti gli ingredienti. Unite la farina e cuocete piano e mescolando per 2-3 minuti. Incorporate quindi poco a poco il latte all’impasto e fate bollire per circa un minuto, mescolando di continuo ottenendo così una crema liscia e morbida.

Riducete il fuoco e aggiungete il formaggio grattugiato, sempre mescolando. Non riscaldate troppo la miscela, altrimenti il formaggio si scioglie e diventa troppo filamentoso.

Lasciate raffreddare il tutto, poi aggiungete i tuorli, sbattuti uno alla volta. Salate, coprite l’impasto e lasciatelo da parte.

In una terrina larga montate intanto gli albumi a neve, usando una frusta o un mixer elettrico (se non volete slogarvi il polso come tocca fare a me di solito). Versate poi gli albumi ben sbattuti nella salsa preparata in precedenza, amalgamate delicatamente, con dei movimenti avvolgenti e dal basso verso l’alto, con un cucchiaio di metallo. Versate l’impasto nella teglia imburrata e cuocete al centro del forno, a 180° per circa 30 minuti. Quando il soufflè è cotto e di colore bruno dorato, toglietelo dal forno e servitelo subito.

I piccoli segreti per un buon soufflè.

  • Nel caso in cui non dovete servirlo subito, lasciatelo nel forno spento per circa 10 minuti.
  • Per accettarvi che il soufflè sia cotto, inserite un coltello nella parte più gonfia: se ne esce pulito, il soufflè è pronto.
  • Non aprite mai il forno durante la cottura.
  • Se non avete uno stampo da soufflè, potete usare una pentola della capacità di un litro e con bordi diritti. Se volete che il soufflè riesca molto gonfio, la miscela cruda deve essere sufficiente a riempire lo stampo per 3/4, in modo da potersi gonfiare e salire oltre i bordi.
  • Per servire il soufflè, utilizzate un cucchiaio da portata e affondatelo nel soufflè fino a raggiungere il bordo del recipiente. Ogni porzione dovrebbe comprendere un pezzo di crosta e un pò del centro spumoso. Prendete ogni volta una bella cucchiaiata abbondante per non danneggiare la consistenza delicata e l’aspetto del soufflè che resta nel recipiente.

Sono certa che con quest’alone di sfiga che mi fluttua intorno ultimamente, se facessi oggi un soufflè non si sgonfierebbe mica..

..esploderebbe nel forno.

Etta

La cottura del pesce

Filed Under (pesce) by Lebkuchen on 24-07-2007

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In qualche post fa avevamo dato un’occhiata a come pulire il pesce..

Dopo l’esaltante prova di ieri sera, nella quale mi sono vista alle prese con un filetto di baccalà che doveva essere fritto ma mi ha dato non pochi problemi, ho deciso che era il caso di guardare un po’ a come si cucina il pesce in generale.

Confesso che il pesce infatti è sempre stato il mio punto debole. Nonostante adori mangiarlo, non mi cimento spesso a cucinarlo..

Perciò, mi sembra il momento giusto per cominciare davvero.

Il tempo di cottura del pesce è molto breve: è pronto appena la sua carne perde l’aspetto traslucido per diventare piuttosto opaca e lattea. Bisogna evitare una cottura troppo lunga perchè rovinerebbe la consistenza delle carni e il loro sapore. Tanto per un pesce intero quanto per un trancio, provando la cottura con una forchetta, generalmente il pesce è cotto quando la carne si stacca senza difficoltà dalla lisca.

  • Pesce alla griglia: per i filetti e i tranci sottili, è sufficiente cuocerli alla griglia da un solo lato. I tranci più grandi e i pesci interi devono invece essere voltati una volta durante la cottura, per essere certi che siano completamente cotti anche all’interno. Con i pesci rotondi, come lo sgombro, è consigliabile praticare tre o quattro tagli diagonali su entrambi i lati del corpo. I pesci a carne grassa non sempre richiedono aggiunte di condimenti, ma quelli a carne magra vanno unti con olio o burro per evitare che si secchino troppo. Cuoceteli tenendo il fuoco moderato, e calcolate in genere 4-5 minuti per i filetti sottili, 10-15 minuti per i pezzi più grossi.
  • Pesce cotto al vapore : la cottura a vapore è adatta solo a filetti sottili di pesce a carne magra, come la sogliola o la passera di mare. Lavate e asciugate il pesce e disponetelo su una pirofila unta, quindi ponete sul pesce piccoli pezzetti di burro e aggiungete un cucchiaio di latte e un pò di sale. Coprite ermeticamente con un foglio di alluminio e mettetelo su una pentola con dell’acqua che bolle. Fate cuocere per circa 10-15 minuti. Il liquido di cottura del pesce può poi essere usato per aromatizzare una besciamella da servire insieme al pesce, oppure si può semplicemente versarlo sul pesce prima di servirlo.
  • Pesce lesso: la maggior parte dei pesci si presta bene ad essere lessata, dai più sottili filetti a un salmone intero, tuttavia di solito non si utilizza questo metodo per i pesci grassi, come l’aringa o lo sgombro. Fate cuocere il pesce in un brodo leggermente aromatizzato, al quale si può aggiungere latte o vino bianco. Di solito si prepara un brodino cuocendo lische di pesce in acqua salata e aromatizzata con prezzemolo, succo di limone, alloro, pepe, cipolla e carote. Calcolate circa 10-15 minuti per 500 gr di pesce, 5-10 minuti per i tranci. Il liquido deve coprire completamente il pesce e non deve essere fatto bollite, perchè il bollore rovinerebbe la consistenza della carne. Se il pesce deve essere servito freddo, lasciatelo raffreddare nel suo liquido di cottura, che conserverà la carne più umida e saporita. Stesso discorso fatto in precedenza vale per il sughetto di cottura.
  • Pesce al forno: piccoli pesci interi, o filetti, o tranci tagliati da un grosso pesce, si possono cuocere al forno a 180°. Mettete il pesce in una pirofila con sale, olio e acqua, latte o vino bianco. Coprite con un coperchio o un foglio di alluminio e fate cuocere al forno. Se non seguite una particolare ricetta, calcolate 10-12 minuti per ogni 500 gr di pesce. Un grosso trancio di pesce farcito può richiedere anche fino a 1 ora di cottura.
  • Pesce al burro: chiamato anche pesce alla mugnaia. Passate i pesci nel latte salato, poi infarinateli leggermente. Se sono piuttosto grossi, fate dei piccoli tagli sul dorso. Si cuociono nel burro caldissimo, si salano durante la cottura e si girano. Il pesce cotto nel burro risulterà più delicato di quello cotto nell’olio. Si possono cuocere al burro le sogliole, i nasellini, tranci sottili di pesce come il palombo e la coda di rospo.
  • Pesce fritto: versate abbondante olio nella padella per friggere e riscaldatelo molto bene (deve essere leggermente fumante). Passate il pesce nell’uovo sbattuto e nel pane grattugiato, oppure nel latte salato e nella farina; questo tipo di preparazione forma una specie di pastella. Immergete poi il pesce nell’olio bollente. Per evitare di far raffreddare l’olio, friggete poco pesce alla volta e alzate subito per qualche tempo la fiamma, per far riprendere all’olio il calore perso e permettere una cottura rapida.

Poi magari un giorno vi racconto la mia avventura con il baccalà.

Vi dico solo che non si capiva bene se il baccalà era quello fritto o la tizia che lo stava friggendo.

Etta

La cottura nel forno a legna

Filed Under (curiosità, elettrodomestici, pizza & affini) by admin on 14-07-2007

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Di ritorno da una bella giornata in campagna a casa di amici con scorpacciata annessa di pizze, torte e pane casereccio, mi sono fatta dare qualche dritta sul funzionamento del forno a legna dalla padrona di casa, visto che averne uno è sempre stato un mio pallino. Con l’aiuto di qualche informazione aggiuntiva sbirciata in giro, ormai sono quasi un’ esperta di forno a legna, senza forno a legna.
Destino crudele.

Bhe, vi siete fatti costruire il vostro bel forno a legna nel vostro bel giardino, e ora non sapete come metterlo in funzione?

Un pò in realtà vi odio, ma vi rivelerò lo stesso qualche segreto sul forno a legna..

Bene, una volta ultimata la costruzione del forno, bisogna aspettare circa 5/7 giorni prima che la muratura asciughi completamente, poichè appena terminato, il forno è carico di umidità conseguente alla costruzione. Se si accendesse il forno troppo in fretta, si rischierebbe di creare crepe e fratture nella struttura del forno a causa della forza che l’acqua esercita durante l’evaporazione.

Per questo, è bene accendere solo piccoli fuochi per i primi giorni, intorno ai 100°, farli vivere per qualche ora e poi spegnerli. Ed è un procedimento necessario anche per i forni meno nuovi dopo periodi prolungati di inattività, poichè la pietra refrattaria tende sempre ad assorbire acqua ed umidità. In quest’ultimo caso, inoltre, prima di essere acceso il forno a legna va pulito per bene.

- Come accendere il fuoco?

La legna da utilizzare deve essere sempre di provenienza certa, perchè l’eventuale presenza di pesticidi o altri elementi tossici potrebbe contaminare i cibi durante la cottura. Per cominciare vanno bene i rametti più sottili, ma quando il fuoco è molto vivo si possono aggiungere anche i pezzi più grandi.

Si organizza il mucchietto di legno e lo si mette all’interno del forno, ma vicino all’apertura. L’accensione dovrebbe avvenire con materiali ecologici, evitando giornali, carte colorate o liquidi infiammabili. Mentre il fuoco prende vita, bisogna aggiungere pezzetti di legno sempre più grandi, e quando il fuoco è acceso, facendo attenzione a non spegnerlo, bisogna spostarlo all’interno del forno, nel lato in cui verranno infornati i cibi, continuando ad alimentarlo. Dopo circa 30 minuti, bisogna spostare il fuoco e la brace dal lato opposto, continuando ad alimentarlo per altri 30 minuti circa e, nel caso in cui abbiate un forno molto grande, è opportuno posizionare un pò di brace anche sul fondo del forno, per un riscaldamento più uniforme.

Quando le fiamme si sono indebolite e sull’arcata interna del forno si sono schiarite le macchie nere della fuliggine, è possibile cominciare a infornare

- Come cuocere nel forno a legna?

Forse la maggiorparte della gente pensa che nel forno a legna si possano cuocere solo pane e pizza, ed effettivamente forse sono proprio questi i cibi che rendono di più, ma in realtà il forno a legna può essere utilizzato anche per molti altri cibi, ognuno dei quali ha bisogno di una modalità di riscaldamento e una temperatura diversa (per questo è sempre utile installare un termometro nel forno).

Cuocere la pizza nel forno a legna, ad esempio, richiede che la fiamma all’interno del forno sia accesa. Il forno deve essere però molto caldo, e la cottura deve avvenire per circa 10 minuti, direttamente sulla pietra, a 300/350°.

Per il pane, invece, bisogna cuocere a fiamma spenta, ma a una temperatura abbastanza elevata. Bisogna lasciare che il forno accumuli abbastanza calore all’interno e nella pietra, quindi il fuoco va tenuto acceso anche per più ore, poi la brace va messa da parte e la cottura, possibilmente, deve continuare con lo sportello chiuso.

Ma il forno al legna va bene anche per la cottura di carne, pesce e verdura. Solitamente, le modalità della carne variano a seconda della ricetta, mentre pesce e verdure rendono meglio a fuoco spento e ad una temperatura non superiore ai 200°.

Bhe, adesso dopo tutte queste informazioni, il minimo che potreste fare per dimostrarmi la vostra gratitudine sarebbe regalarmi un bel forno a legna, così finalmente provo a cuocerci la mia pizza.

Ormai non costano neanche così tanto.

L’unico inconveniente è che prima dovreste regalarmi anche una casa con il giardino.

…ok. Come non detto.

Ripiegherò su questo.

forno-a-legna.jpg

Etta

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